Mentre entriamo nel vivo di una delle più attese elezioni presidenziali, l’Europa, orfana della sua protagonista indiscussa Angela Merkel, ci impartisce una delle più concrete e forti lezioni sulla parità e chiarisce che su questo fronte non avrà tentennamenti.

La prima prova: l’elezione di Roberta Metsola, votata da una coalizione larghissima (458 su 690 votanti, ne bastavano 309). È la terza donna a presiedere l’Eurocamera, dopo due francesi: Simone Veil (dal 1979 al 1982) e Nicole Fontaine (dal 1999 al 2002). Le sue parole sono già un manifesto d’intenti: «Non passeranno altri due decenni prima che la prossima donna sia qui».

La seconda prova. La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in un video pubblicato sul suo profilo Twitter – non in un discorso di rito in occasione di un evento dedicato alle donne – dice che si impegnerà perché la legge sulle quote nei board diventi una norma europea. «Troppo spesso, quando si guarda alle posizioni di vertice, gli uomini dicono che è difficile trovare donne con il profilo giusto. Bene, se le cercate seriamente, le troverete. È ora di rompere il tetto di cristallo. Spingerò per garantire che la nostra proposta sulle donne nei consigli di amministrazione diventi legge dell’Ue». Come si suol dire: ci ha messo la faccia!

Nel frattempo, viene presentata la classifica della leadership femminile compilata dall’Ewob, l’European Women on Boards, associazione che ogni anno analizza i CdA e le posizioni apicali nelle aziende europee. E sui quotidiani si legge che l’Italia non sfigura e mantiene la sua sesta posizione grazie alla legge sulle quote di genere. Senza la norma oggi voluta dalla Presidente Von der Leyen, nelle 668 società quotate di 19 Paesi europei le donne in CdA sono il 35%, un solo punto percentuale in più rispetto all’anno precedente. Le amministratrici delegate sono appena 50, ovvero il 7%. La notizia positiva della ricerca Ewob è la conferma di quello che da anni chiamo l’ascensore di cristallo: le aziende guidate da una CEO donna, infatti, hanno il doppio delle donne in posizione apicale (38%) rispetto alla media delle aziende guidate da un uomo (19%).

Ora rispetto a queste notizie, cosa hanno fatto i quotidiani e gli opinionisti (e purtroppo anche le opinioniste!) italiani? Hanno sì sottolineato che tre su cinque posizioni di leadership in Europa sono ricoperte da donne (Metsola, von der Leyen e Lagarde, a capo della Banca Centrale Europea) ma poi – per attutire il colpo e spostare il bersaglio – hanno messo l’accento sulla provenienza politica delle donne di potere in Europa. Destra. Ora mi chiedo e vi chiedo: ma le ideologie non erano morte? Ma di fronte a un’Europa a pezzi che cerca di emergere dal buio della pandemia e mantenere una posizione di forza nello scacchiere internazionale il tema è l’area politica delle donne arrivate al potere o il fatto che ci siano arrivate, e che lo abbiano fatto proprio ora? E non sarebbe forse questa la notizia rilevante mentre si discute del candidato/a alla massima carica della nostra Repubblica?

D’altro canto, è capitato anche a me: una vita da socialista e vengo ancora catalogata come donna di destra. Non come parlamentare “laica” alla sua prima legislatura, senza tessera di partito, donna della società civile, “tecnica” delle pari opportunità, scesa in campo non per un partito ma per le donne…

Ecco, il richiamo autobiografico solo per portare a conclusione il mio ragionamento. Finchè anche noi donne continueremo a cadere nel tranello ideologico, la partita per la parità sarà persa in partenza. La mia legge sulle quote è passata solo perché per mesi e mesi ho bussato alla porta di uomini e donne di destra e di sinistra, convinta che la civiltà e lo sviluppo di un Paese non possano rappresentare un terreno di scontro ideologico.

Finché noi donne, e le donne in politica prime fra tutte, non capiranno che la PARITÀ è come la democrazia – unitiva al di là di qualsiasi credo, fattore di sviluppo al di là di qualsiasi teoria economica -resteremo un passo indietro. Europei ma non europeisti. L’Europa sta dimostrando di credere nella parità, quella vera, quella al potere. Noi???