Il tema del giorno e delle settimane a venire è senza dubbio il discorso con cui Mario Draghi ha annunciato al Parlamento i contenuti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le opinioni oscillano prudentemente, le donne chiedono sostanzialmente più soldi, io non sono un’economista ma senza giri di parole dico che il discorso del Presidente – che vi invito a leggere integralmente – mi ha convinto.

Prima di tutto perché, contrariamente alle aspettative e al vestito cucitogli addosso dai media, Draghi continua a dimostrarsi più politico che banchiere ma di quella politica che serviva al Paese per rinnamorarsi della res publica. Lo è quando dichiara che il PNRR non è solo un insieme di progetti, obiettivi, numeri e scadenze, e ci propone di metterci dentro «le vite degli italiani, le nostre ma soprattutto quelle dei giovani, delle donne, dei cittadini che verranno». Parla di attese, aspirazioni, rivendicazioni, preoccupazioni, ansie ma anche di «destino del Paese», di ruolo, credibilità e reputazione dell’Italia nella comunità internazionale e come fondatore dell’Unione europea. Il tentativo è chiaro e a mio avviso più che condivisibile: che quel Piano di cui si discute da mesi e di discuterà per anni non resti uno strumento in mano ai poteri forti, alla politica, all’establishment, un insieme di tabelle e dati oscuri ma piuttosto diventi un aggregatore di buone volontà. «Sia chiaro che, nel realizzare i progetti – avverte – ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite. E forse non vi sarà più il tempo per porvi rimedio». E il cerchio si chiude con la citazione di Alcide De Gasperi: «L’opera di rinnovamento fallirà, se in tutte le categorie, in tutti i centri non sorgeranno degli uomini disinteressati pronti a faticare e a sacrificarsi per il bene comune». È lo spirito fondativo della Repubblica italiana che chiama tutti, ma proprio tutti, alle proprie piccole e grandi responsabilità.

La parte centrale e più corposa del discorso è naturalmente concentrata sulle singole missioni e voci di investimento ma, tra una cifra e un’altra, Draghi non manca di porre l’accento sulle riforme – dalla giustizia alla Pubblica Amministrazione fino a un’accelerazione sulla concorrenza – come strumenti non solo per dare rapida attuazione agli investimenti ma per superare le debolezze strutturali che hanno fin qui frenato la crescita del Paese.

E poi c’è lo spazio francamente inusuale dato al capitolo donne, giovani e Sud, stabilendo tra le questioni femminile, giovanile e meridionale un legame incontrovertibile e che condivido in pieno. «Eliminare gli ostacoli che limitano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è fondamentale per la ripresa dell’Italia. Il Piano interviene sulle molteplici dimensioni del divario di genere e s’inserisce nel percorso di riforma avviato con il Family Act. Il Governo intende lanciare entro il primo semestre 2021 la Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026». Sono destinati 4,6 miliardi a costruire nuovi asili nido, scuole materne e servizi di educazione e cura per la prima infanzia, 1 miliardo a finanziare l’estensione del tempo pieno nelle scuole primarie per permettere alle madri in particolare di conciliare meglio vita professionale e lavorativa; 400 milioni per l’imprenditorialità femminile, oltre 1 miliardo per la promozione delle competenze in ambito tecnico-scientifico. E poi il premier parla dell’assegno unico e del tema della denatalità da risolvere anche con le misure dedicate ai giovani, il mutuo senza anticipo tra le più citate dalla stampa. Sono tanti, pochi, si poteva fare di più? Ripeto: non sono un’economista ma una donna molto pratica e credo, come Voltaire, che «il meglio è nemico del bene». Il futuro delle donne e del Paese non si gioca su pochi spiccioli in più destinati alla causa ma su una visione che metta occupazione femminile, welfare e natalità centralità al centro delle politiche e strategie di crescita. Poi c’è l’attività di controllo e responsabilità che spetta a noi donne e che il Presidente dichiara non solo di riconoscere ma auspicare.

«Sono certo che l’onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro prevarranno sulla corruzione, la stupidità, gli interessi costituiti. Questa certezza non è sconsiderato ottimismo, ma fiducia negli Italiani, nel mio popolo, nella nostra capacità di lavorare insieme quando l’emergenza ci chiama alla solidarietà, alla responsabilità». È l’appello finale. E fosse solo per il «gusto del futuro», che accomuna chi come Draghi, come me, ha trascorso una vita a costruire, con la fiducia di chi ci crede, io sono dalla sua parte.