di Beatrice Coletti

L’8 marzo è il giorno in cui fare il punto sullo stato della parità di genere, nell’ambito di un impegno che ci coinvolge quotidianamente per tutta la durata dell’anno: così deve essere per coloro che hanno davvero a cuore la questione femminile.

Nella mia esperienza ormai trentennale di manager televisivo, posso constatare come in generale nel mondo dei media e nello specifico della televisione, la presenza di professioniste sia ampia e capace di dare un contributo fondamentale, sia nella produzione di programmi, sia nei ruoli autoriali: le donne dimostrano di avere una marcia in più nelle funzioni organizzative e sono portatrici di idee innovative, sapendo spesso guardare il mondo da un punto di vista diverso.

Se analizziamo la presenza femminile nella più importante azienda culturale del Paese, l’ultimo bilancio sociale Rai fotografa un organico complessivo composto per il 43,4% da donne. Un dato che denota un quasi raggiunto equilibrio in tutti i settori: artistico, musicale, amministrativo, produttivo, giornalistico e dirigenziale.

È nelle posizioni di top management che si apre un divario – solo il 25,5% delle donne occupano ruoli dirigenziali – ma la Rai sta dimostrando grande attenzione al tema e ha avviato un tavolo tecnico inter-direzionale per lo sviluppo di nuove iniziative in materia  di uguaglianza, con lo scopo di consentire un riequilibrio ai vari livelli professionali, anche attraverso percorsi formativi nell’ambito della leadership al femminile. In questa direzione è anche da sottolineare l’impegno della Commissione Pari Opportunità Rai per configurare condizioni lavorative che possano concorrere allo sviluppo dell’occupazione femminile nei vari settori aziendali.

Forte è anche la responsabilità Rai nella rappresentazione della figura femminile nell’ambito dell’offerta editoriale.

La ricerca realizzata in occasione della pubblicazione dell’ultimo bilancio sociale – che ha analizzato undici generi per un totale di 1.097 programmi, valutandone l’interazione tra diversi aspetti, dal contenuto alla rappresentazione del non verbale – ha evidenziato che il 99,7% delle trasmissioni Rai è totalmente rispettoso della dignità della persona e dell’identità di genere.

Non dobbiamo dimenticare, infine, la grande prova data dal Servizio pubblico nel fronteggiare la pandemia: con un impegno senza precedenti, è stato capace di riorganizzare il lavoro di un’azienda con 12.800 dipendenti, numerosi collaboratori e un’attività in essere su tutto il territorio nazionale, rimodellando sistemi produttivi e perimetri editoriali.

In questo contesto, va il plauso ai dipendenti che ogni giorno operano con professionalità e dedizione al servizio del Paese e tra questi vorrei ricordare Rossella Panarese, capostruttura, autrice, curatrice conduttrice di Radio3 Rai, una voce autorevole e riconosciuta nell’ambito scientifico, che ci ha lasciato una settimana fa, un autentico esempio di professionalità e autorevolezza.