Fondazione Marisa Bellisario

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CYBERSECURITY E GENDER GAP

di Cinzia Boschiero*

L’Intelligenza Artificiale, la robotica, la soft-robotica, la cybersecurity sono temi di grande attualità e ambiti in cui è di enorme importanza la questione di genere. Servono più donne con competenze di ricerca e innovazione e non solo per supplire alla mancanza di personale qualificato, ma soprattutto perché, se i dati vengono impostati, immagazzinati, organizzati, predisposti con pregiudizi, si tornerà indietro di anni, culturalmente e socialmente.

Molto spesso né i programmatori né la società civile hanno idea del potenziale discriminatorio delle Intelligenze Artificiali. La maggior parte degli algoritmi di IA è segreto e protetto in quanto programma a codice chiuso: quindi non possiamo conoscere il funzionamento dei loro processi decisionali né sapere quali – eventuali – preconcetti vi si annidino. Non stupisce, allora, di incontrare sessismo nelle selezioni del personale realizzate con algoritmi di IA, come ha spiegato l’analista informatica Cathy O’Neil e come dimostrano i dati dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE).

Il nuovo quadro normativo della Commissione europea è basato sul rischio, o meglio sulla “minimizzazione” dei rischi di danno materiale e immateriale (violazione dei diritti fondamentali) derivanti da difetti di progettazione, da utilizzo scorretto dei data, da distorsioni nei data set. L’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) della Commissione europea monitora, su base annua, il livello delle competenze digitali di base e avanzate in ogni Stato membro e le discriminazioni di genere. Il punto è che l’Intelligenza Artificiale decostruisce e ricostruisce la logica del pensiero (reverse engineering) e accumula conoscenze (machine learning) imparando dai nostri comportamenti. Se i dati immessi hanno preconcetti o pregiudizi, viene minata la qualità del trasferimento delle conoscenze.

In un recente studio Gender Diversity in AI Research, realizzato dalla Fondazione Nesta, è stato dimostrato come il 13,8% delle autrici siano donne e, a parte l’Università di Washington, nessuna delle prime 35 istituzioni per la ricerca sull’AI ha registrato oltre il 25% delle pubblicazioni a firma femminile. Tra i progetti europei, si segnala «Women in Cybersecurity» che ha l’obiettivo di definire iniziative ed eventi volti a supportare le donne nello sviluppo di competenze e nell’avanzamento di carriera in ambito di cybersecurity.

La Commissione europea è consapevole del fatto che la Cina sta facendo fortissimi investimenti in Intelligenza Artificiale e cybersecurity ma possiamo e dobbiamo chiederci come cittadini del mondo: ha una visione di genere, rispetta i diritti umani, rispetta lo stesso concetto europeo di eco-sostenibilità? Bisogna vigilare.

*Titolare ECPARTNERS

5 commenti su “INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CYBERSECURITY E GENDER GAP”

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