Fondazione Marisa Bellisario

IL CASO “CREDIT SUISSE” E IL RUOLO DELL’AUTORITÀ FEDERALE DI VIGILANZA

di Sofia D’Alessandro*

 L’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) con sede a Berna, è un ente di diritto pubblico indipendente avente l’obiettivo di sorvegliare il mercato finanziario svizzero. Ha poteri sovrani su banche, assicurazioni, borse, istituti finanziari e sugli investimenti collettivi di capitale. Garantisce una doppia protezione: la prima è volta alla tutela dei clienti dei mercati finanziari (cosiddetta protezione individuale), la seconda verso la salvaguardia della funzionalità dei mercati stessi (protezione funzionale). Suddetti obiettivi sono interdipendenti tra loro in quanto le esigenze di entrambe le parti (investitori istituzionali e non) trovano accoglimento in un ambiente orientato alla stabilità e alla fiducia.

In questo contesto si è sviluppata la questione del salvataggio di Credit Suisse Group AG, la banca d’investimento e di gestione patrimoniale elvetica, che, a seguito di una grave crisi, è stata recentemente rilevata dalla concorrente UBS Group AG, la società svizzera di servizi finanziari. Il salvataggio ha previsto l’acquisto della banca per 3 miliardi di franchi svizzeri e la concessione al nuovo gruppo di una linea di credito fino a 100 miliardi di franchi.

Il “risanamento” ha portato dietro di sé una serie di polemiche, alcune di portata legale decisamente importante. Il sostegno straordinario offerto dallo stato svizzero ha visto porre sul piatto della bilancia, l’azzeramento dei bond AT1 (acronimo di Additional Tier 1 con cui si indicano le “obbligazioni di debito postergate” che, nel caso di procedure concorsuali, vengono utilizzate per la riscossione del credito). A seguito di ciò, un gruppo di obbligazionisti di Credit Suisse ha deciso di citare in giudizio la FINMA, accusandola di aver intaccato prima il valore delle obbligazioni subordinate e non quello delle azioni (normalmente sono gli azionisti a vedere anteriormente riportato a zero il proprio capitale). Sulla scia di questa decisione, al di là della causa legale e della turbolenza dei mercati, stiamo assistendo a delle prime reazioni da parte di due istituti di credito tedeschi. La Deutsche Pfandbriefbank (una banca bavarese specializzata in finanziamenti immobiliari e del settore pubblico), ha ufficialmente comunicato di non volere esercitare iI rimborso dei propri bond AT1 ed è stata seguita nella sua decisione da Aareal Bank AG (una delle banche leader nel settore immobiliare internazionale con sede a Wiesbaden).

Il mercato degli strumenti finanziari AT1 ha visto luce dopo la crisi finanziaria del 2008. Nati con l’obiettivo di rendere più solide le banche europee hanno subìto a seguito della decisione dell’azzeramento dei bond AT1 di Credit Suisse, dei minimi scambi con scossoni temporanei dei prezzi delle emissioni quotate.

A questo punto sorge spontanea una domanda: dopo i crolli di Silicon Valley Bank e di Credit Suisse, assisteremo a un effetto domino in tutta Europa? Noi ovviamente, ci auguriamo di no!

*Head of Index & Market Data, Intesa Sanpaolo

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