di Cinzia Bonfrisco*

Potere alle donne e donne al potere! È indubbio che la leadership delle donne migliori i processi decisionali politici (e non solo). Eppure a 26 anni dal Programma d’azione di Pechino, il recente Generation Equality Forum, ha preso atto della fragilità dei diritti delle donne.

Su 133 Paesi le donne sono il 36% dei membri eletti negli organi deliberativi locali. La parità di genere negli organi legislativi nazionali non sarà raggiunta prima del 2063.

Ancora: secondo l’autorevole Council on Foreign Relations, le donne hanno costituito, in media, l’11% dei mediatori negli anni dal 2015 al 2019 e il 6% dei mediatori tra il 1992 e il 2019; nonostante la partecipazione dei gruppi della società civile, comprese le organizzazioni femminili, riduca del 64% le probabilità di fallimento di un accordo di pace.

È pertanto quello della parità di genere un tema sì legato alla giusta lotta contro i regimi ma anche alla prosperità delle democrazie liberali e della sicurezza dei cittadini. La sfida contemporanea relativa alla libertà della rete e alla disinformazione passa anche attraverso la lotta a nuove forme di violenza online come il cyberbullismo e il cyberstalking, sui quali l’Ue si è dimostrata essere un legislatore attento.

L’instancabile impegno della Fondazione Marisa Bellisario pone proprio l’accento sulla necessità di un impegno inequivocabile e capillare contro tutte le forme di discriminazione della donna.

La Legge Golfo ci pone all’avanguardia tra gli Stati Membri ed è per questo che ho sentito il dovere di presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta di risoluzione sul vincolo, negli statuti delle società dell’Unione quotate e nelle controllate pubbliche, a garantire l’equilibrio di genere e di trattamento negli organi di amministrazione e di controllo. Ciò contribuirebbe ad una società più giusta, resiliente e più prospera.

Società in cui la pandemia che stiamo attraversando ha accentuato il gender gap. Proprio i settori a predominanza femminile, 84% nei servizi, sono quelli che hanno subìto maggiormente la crisi COVID-19 e che stanno affrontando perdite di posti di lavoro.

La piena partecipazione delle donne alla vita pubblica dipende dallo sviluppo economico oltreché dal pieno accesso alla protezione sociale, alle infrastrutture sostenibili e ai servizi pubblici. Come relatrice ombra sulle relazioni della Commissione Europea sulla Macedonia del Nord, sono contenta che il Presidente Pendarovski abbia affermato all’Assemblea delle Nazioni Unite in corso che “non dovremmo risparmiare risorse e sforzi per l’emancipazione delle donne, con l’obiettivo finale della piena uguaglianza di genere in tutti gli strati della società.”

In conclusione, ritengo che, di fronte a tragedie umane e atroci violazioni dei diritti (e il mio pensiero va inevitabilmente all’Afghanistan), dobbiamo essere all’altezza dei nostri ideali, ideali universali e di uguaglianza rispettando il valore di ogni individuo.

* Parlamentare europea – Commissione per gli affari esteri (AFET) e Sottocommissione per la sicurezza e la difesa (SEDE)