Fondazione Marisa Bellisario

DISUGUAGLIANZE DI SALUTE

di Luigia Tauro*

Il 7 aprile 2023 – Giornata Mondiale della Salutel’Organizzazione Mondiale di Sanità celebra il suo 75° anniversario. È un’opportunità per guardare indietro ai successi della sanità pubblica che hanno migliorato la qualità della vita negli ultimi sette decenni. È anche un’opportunità per motivare l’azione per affrontare le sfide sanitarie di oggi e di domani.

Ho preso dunque spunto dallo slogan della campagna OMS – #HealthForAll – per approfondire le disuguaglianze di salute che riguardano le donne in Italia e cosa si sta facendo per superarle.

Il primo dato interessante è l’aspettativa di vita. Se in termini di mera durata le donne hanno un vantaggio strutturale (la speranza di vita alla nascita in Italia era nel 2019 pari a 81 anni per gli uomini e 85,3 per le donne), quando si cerca di tenere conto anche della qualità della vita, la situazione cambia. Nel suo rapporto 2021 focalizzato sulla salute, lo European Institute for Gender Equality certifica che il numero medio di anni che un individuo di 65 anni può aspettarsi di vivere in buona salute in Italia è per gli uomini pari a 11 anni, mentre per le donne è 10.

Anche l’indice della salute mentale indica una condizione sfavorevole perle donne. L’Indagine Aspetti della vita quotidiana dell’Istat rileva che nel 2019, esso è pari 70,3 per gli uomini e 66,6 per le donne, segnalando che il vantaggio delle donne in termini di quantità di vita (che è diminuito comunque negli anni) diventa uno svantaggio quando si considerano anche la percezione soggettiva o le condizioni di salute.

Sempre dalla medesima Indagine emerge che il 43,6% delle donne soffriva nel 2019 di almeno una malattia cronica, rispetto al 38,1% degli uomini; al contrario, tra gli uomini quelli con malattie croniche ma in buona salute sono il 48,3% mentre tra le donne tale percentuale è pari al 38,8%.

Per capire come stiamo affrontando, a livello sistemico, questi gap, è interessante lo spaccato dell’ambito salute contenuto nel rapporto Le diseguaglianze di genere in Italia e il potenziale contributo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per ridurle, del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Secondo il Rapporto, la missione Salute del PNNR contiene diverse misure che possono contribuire a un miglioramento delle condizioni di vita di tutti, misurabile attraverso la speranza di vita in buona salute alla nascita e di cui dovrebbero beneficiare maggiormente le donne. Il riferimento è alle misure finalizzate al potenziamento dell’assistenza sanitaria primaria territoriale, in particolare con la creazione delle “Case di comunità” (1.288 attive entro il 2026, che diventeranno presidio di riferimento per le cure primarie e per coordinare tutti i servizi offerti) e al rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture (“Ospedali di comunità” – 381 entro il 2026 – che si configurano come riferimento per la rete territoriale in relazione al ricovero breve ai pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e potranno anche facilitare la transizione dalle cure ospedaliere acute a quelle domiciliari, consentendo alle famiglie e alle strutture di assistenza di avere il tempo di adeguare l’ambiente domestico alla cura dei pazienti).

Il beneficio per le donne potrà esplicarsi almeno in due modi. Da un lato, sempre secondo l’Indagine “Aspetti della vita quotidiana” dell’Istat, le donne tendono ad usufruire più spesso degli uomini dei servizi di pronto soccorso (nel 2019: 79,5 donne ogni 1000 donne e 75 uomini ogni 1000 uomini), dei servizi di guardia medica (nel 2019: 42,2 donne ogni mille donne e 34,9 uomini ogni 1000 uomini) e dei ricoveri ospedalieri (nel 2019: 30,9 donne ogni 1000 donne e 27,8 uomini ogni 1000 uomini). D’altra parte, l’accresciuta disponibilità di infrastrutture socio-sanitarie di prossimità potrà recare benefici maggiori alle donne anche rispetto al ruolo di caregiver da esse svolto, alleviando i carichi di cura familiari non solo dal punto di vista del tempo ad essi dedicati ma anche in termini di riduzione dello stress psico-fisico ad essi associati. Questo secondo aspetto può, in particolare, incidere positivamente sulla salute percepita delle donne, una variabile che contribuisce alla costruzione dell’indicatore di speranza di vita in buona salute alla nascita.

Diventa dunque fondamentale per noi donne, in questa fase, un monitoraggio puntuale dell’attuazione degli interventi previsti.

* Tecnologa, membro del CDA di società quotate, ha fondato e dirige una start up innovativa in ambito eHealth

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