Finalmente una legge per introdurre davvero la parità di genere nei libri scolastici

di Marzia Camarda*

Ci capita spesso di arrabbiarci di fronte all’evidente ingiustizia del gender pay gap, dei manel o della violenza sulle donne. Ma siamo ormai tutte consapevoli che sono tutti fenomeni con un’unica profonda radice in comune, ovvero la cultura sessista in cui siamo calate. Scardinare questa cultura è complesso e agire sugli epifenomeni, per quanto necessario, non è sufficiente: sono indispensabili azioni in profondità, da attuarsi in un momento in cui le nuove generazioni sono ancora permeabili al cambiamento, prima che i pregiudizi e gli stereotipi si cristallizzino e rendano la discriminazione inconsapevole e quindi più difficile da correggere.

In questo contesto, l’educazione che riceviamo è strategica: e dove la famiglia può essere carente o ancora ancorata a modelli tradizionalisti, è la scuola che può dare un vero contributo per far sì che nelle nuove generazioni di ragazzi e ragazze prendano corpo i valori di uguaglianza e pari opportunità in cui ci riconosciamo.

Naturalmente il primo strumento che entra nelle case degli studenti e che viene impiegato dai docenti è il libro scolastico, che però nonostante gli sforzi di adeguamento continua a mantenere un’impostazione spesso sbilanciata, non solo nel linguaggio, ma anche nella rappresentazione dei ruoli professionali o nel canone delle discipline (quasi nessuna donna letterata o statista o filosofa, quasi nessuna donna scienziata: poi ci stupiamo che le ragazze non studiano le STEM…).

In questo contesto, a luglio 2020 è stata presentata una proposta di legge mirata a introdurre la diversity nei libri scolastici, cioè a prevedere in modo sistematico degli elementi di riequilibrio nella rappresentazione dei generi, sulla scorta delle linee guida elaborate dall’Unesco nel 2017 e da noi rimaste sinora inapplicate. La legge – firmata dai deputati Fusacchia, Lattanzio, Muroni, Palazzotto, Quartapelle, Boldrini, Ciampi e Carbonaro – sarà discussa in Commissione cultura a giugno 2021 e poggia su due pilastri.

Il primo è la creazione di alcune linee guida che possano indirizzare il lavoro degli editori rispetto ai criteri di rappresentazione equa; il secondo riguarda invece la formazione. La proposta di legge prevede che questa venga erogata a due grandi categorie. La prima è quella degli editor, tra l’altro per la prima volta equiparati nella formazione sia che siano all’interno della casa editrice, sia che siano collaboratori esterni (il fatto risulta ancora più rimarchevole se si considera non solo che di solito i freelance non hanno diritto ad alcuna formazione gratuita, ma soprattutto che la stragrande maggioranza dei freelance del settore editoriale è donna, per cui questa formazione non solo migliorerebbe la loro formazione professionale ma darebbe anche qualche strumento di autoconsapevolezza in più). La seconda grande categoria è quella degli insegnanti, che hanno poi il compito di adottare i libri e di trasmetterne i contenuti e dunque devono essere in grado di valutarli e di contribuire attivamente a quel processo di costruzione di parità senza il quale dare vita a una vera società meritocratica sarà impossibile.

*Presidente Sidera