di Lella Golfo

Non è retorica dire che per noi è sempre l’8 marzo, visto per 365 giorni l’anno ci occupiamo di donne. E allora proprio nella giornata in cui il mondo si ricorda di loro e i leader si battono il petto colpevoli, promettendo rinnovato e prodigioso impegno per raggiungere la parità, io mi chiedo se le nostre nipoti potranno sotterrare le mimose e vivere l’8 marzo come un giorno di ordinario protagonismo.

In realtà già questo 8 marzo 2021 ha in sé il germe della novità perché segna nella nostra memoria un anno in balia della pandemia.

Un anno dopo, abbiamo di fronte un Paese stravolto nelle sue abitudini e certezze, un popolo stanco e sfiduciato, un groviglio di problemi da risolvere e la paura di non farcela. Ma abbiamo anche un bagaglio di nuove consapevolezze che devono indicarci la via, e che sia quella giusta perché non possiamo più permetterci di sbagliare strada.

Mai come in quest’anno di pandemia, le donne sono state al centro del dibattito. Eroine negli ospedali e nei laboratori di ricerca; madri e mogli che hanno preso sulle loro spalle tutto il peso scaricato da un welfare inadeguato alla quotidianità, figuriamoci all’emergenza; lavoratrici che hanno lasciato a casa ansie ed egoismi e fatto andare avanti il Paese. Donne ringraziate durante i talk show televisivi e nei titoli dei giornali, salvo poi “dimenticarsi” di loro quando c’era da costituire una commissione, una task force, una cabina di regia, persino un governo per alcuni partiti…

Concretamente, stiamo messe molto peggio di un anno fa: l’occupazione – e sembrava francamente impossibile – è scesa ulteriormente, troppe imprese femminili hanno dovuto chiudere i battenti e con lo sblocco dei licenziamenti probabilmente toccheremo i tassi più bassi dal dopoguerra. Per non parlare della natalità, di cui nessuno infatti parla più…

Eppure, e sembra un’eresia, io sono ottimista: l’aria è cambiata.

Nel suo discorso programmatico, il Premier con la maggioranza più ampia della storia repubblicana ha dedicato un paragrafo alla parità e ha idealmente impresso un cambio di passo: “andare oltre” è diventato il nuovo mantra.

Decine e decine di associazioni e donne di spessore – tra le quali anche la Fondazione Marisa Bellisario – si sono messe insieme per chiedere la metà di tutto, stilando un Manifesto chiaro, pragmatico, che alza l’asticella.

Si parla finalmente di giovani donne con un’intonazione nuova: servono laureate STEM per costruire un’Italia capace di sviluppo sostenibile. La partecipazione femminile ai lavori del futuro non è più negoziabile, alle ragazze si chiede di restare nel loro Paese e di contribuire a cambiarlo, non di adeguarsi a ruoli da gregarie.

E si parla di POTERE femminile. Finalmente e senza vergogna (a oltre vent’anni dal nostro format Donna Economia & Potere ma è il prezzo di essere delle pioniere!). Ne parlano le donne – economiste, giornaliste, intellettuali, sociologhe, scrittrici – ed è chiaro che non intendono fermarsi alle parole.

È un salto culturale immenso, che non dobbiamo sottovalutare ma sul quale marciare con convinzione!

L’aria è cambiata e non è un caso che l’America abbia voluto girare le spalle a uno dei momenti più bui della sua democrazia con la prima Vicepresidente e la prima Segreteria del Tesoro donne della sua storia.

Così come non è un caso che, nel momento più difficile della sua pur breve storia, l’Europa abbia al comando più donne che mai.

Abbiamo 365 giorni fino al prossimo 8 marzo. Non lasciamoli passare invano.

E il nostro augurio e buon auspicio è l’Inno alle Donne, lanciato qualche giorno fa nel nostro “Aspettando l’8 marzo” con la Ministra Bonetti. Con le mie parole, la musica della Direttrice d’orchestra Cinzia Pennesi e la voce di Nadia Straccia, ora tradotto anche in inglese e spagnolo, lo regaliamo alle donne di tutto il mondo perché #AvantiDonne diventi la nostra ode al futuro.