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Per il Giappone le “forzate del sesso” durante la II Guerra Mondiale “erano necessarie“

Il 13 maggio la dichiarazione ufficiale del sindaco di una delle maggiori città giapponesi ha suscitato un vespaio internazionale, informa Herald Tribune. Toru Hashimoto, sindaco di Osaka (con probabilità di diventare premier) ha detto  che le donne deportate dai paesi vicini per intrattenere sessualmente l’Esercito giapponese durante l’ultima Guerra hanno svolto un ruolo indispensabile per alleviare  la condizione dei soldati nipponici. Hashimoto non si è fermato qui. Ha anche aggiunto che i soldati americani oggi di stanza a Okinawa dovrebbero approfittare dell’intrattenimento sessuale dell’isola per ridurre così sensibilmente l’incidenza locale degli stupri. Immediata la reazione dei gruppi femministi e dei diritti umani e soprattutto del Sud Corea da cui nel corso della guerra furono deportate a forza donne per rallegrare i soldati nipponici. La condotta dell’esercito giapponese al tempo di guerra è ancora un dossier aperto tra i paesi vicini che accusano Tokio di inaudite atrocità e quanti, come Hashimoto, che ritengono che la storia sia stata strumentalmente demonizzata. Secondo gli storici almeno 200mila donne  furono rastrellate in tutta l’Asia e obbligate alla servitù sessuale per i militari nipponici. Altri storici parlano addirittura di  decine di migliaia tanto che il Giappone fu obbligato a pubbliche scuse nel 1993 e una seconda volta nel 1995. Il Sindaco di Osaka però non conosce ragioni e lo scorso lunedì ha insistito sul fatto che i postriboli “erano necessari  per mantenere la disciplina dell’esercito”. Il Sud Corea ha fatto sapere che circa 60 di quelle donne sono ancora in vita  e ieri, sostenute dai gruppi femministi e dei diritti umani, hanno inscenato violente manifestazioni davanti all’ambasciata del Giappone a Seul. Hashimoto è co-leader del Japan Restoration Association, partito populista di destra con in Parlamento 57 membri, che insiste che la storia recente del Giappone è stata volutamente distorta.

Lo scorso mese il primo ministro Shinzo Abe ha anche lui avanzato il dubbio  che durante la II Guerra Mondiale il Giappone sia stato veramente l’aggressore e che anzi  la definizione di “invasore” è da considerarsi molto relativa. Questi improvvisi ragionamenti  hanno suscitato il sospetto nei paesi vicini  che Tokio voglia rimangiarsi le scuse del 1993. Infatti non è escluso che in vista delle imminenti elezioni, con la sua uscita il sindaco Hashimoto intenda scavalcare Abe per attirare i voti  degli estremisti e dei nazionalisti. Una gara denunciata dal Benri Kaida, presidente del partito di opposizione Democratico : “il sistema di sfruttamento sessuale femminile non è né fu assolutamente necessario. Durante l’ultima Guerra il Giappone è stato l’aggressore. Bisogna farsi una ragione di questo fatto”.

O.D.G.

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