Fondazione Marisa Bellisario

Le afgane temono l’erosione dei loro diritti

Quando passò la legge contro la violenza sulle donne, il presidente afgano Karzai si congratulò con Noor Zia Atmar che, diventata deputata dopo la sconfitta dei Talebani, si era molto impegnata ad imporla. Oggi Noor vive in un rifugio per donne abusate  dopo essere sfuggita a un marito violento e a una famiglia  che l’ha ripudiata dopo il divorzio. Sull’argomento-donne l’Afghanistan  sta arretrando  perché le leggi che le difendono dalla violenza  saranno certamente rimesse in discussione dopo il ritiro delle forze internazionali dal Paese.”Tutte le conquiste di questi ultimi 12 anni corrono il rischio di essere cancellate” scrive Wall Street Journal. Noor Armar , dopo la sconfitta talebana , è tornata in Afghanistan dall’esilio in Pakistan decisa rendersi utile per il suo paese. Prima ha fatto la speaker  per la stazione radio di Jalalabad,  poi è stata eletta in Parlamento dove ha contribuito  a far passare la legge antiviolenza e quella che obbliga ad attribuire un terzo dei seggi alle donne. Nel 2010, dopo la mancata rielezione, si è sposata con un uomo apparentemente liberal che invece l’ha confinata in casa, l’ha costretta d indossare il burqa (che mai lei aveva indossato) impedendole di uscire e di usare il telefono senza permesso  fino a minacciarla con un coltello. Fuggita da casa e ripudiata dai suoi stessi parenti (“perché la gente di Jalalabad è molto tradizionalista”)  ha trovato ospitalità  in un rifugio per donne abusate, dove ora lavora come consulente. Adesso però l’esistenza di questi rifugi accolgono le donne e le bambine è  rimessa in discussione dai conservatori che sostengono che sono contro i dettami dell’Islam  così come le leggi anti violenza  sono una cospirazione delle società occidentali.  Intanto sono riusciti a rimuovere le quote rosa dai consigli provinciali e distrettuali. I tentativi continuano e le afgane tornano a soffrire della stessa mentalità repressiva subita in passato.

Ornella Del Guasto

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