di Cristina Finocchi Mahne*

Nell’ambito delle valutazioni di sostenibilità delle aziende, l’importanza della strutturazione degli assetti organizzativi di vertice sta diventando sempre più rilevante, anche per la crescente attenzione alla G di governance, dell’acronimo ESG, da parte degli investitori istituzionali come fondi comuni di investimento, fondi pensione e imprese di assicurazione.

Come Consigliere di Amministrazione di società quotate dal 2010, credo che tutti coloro che si trovano in posizioni di responsabilità debbano impegnarsi per il progresso del governo societario al fine di contribuire fattivamente a uno sviluppo sostenibile.

E donne al vertice, come me membri dei CdA, o del top management, lo stanno facendo. Le analisi mostrano infatti come siano state soprattutto le Consigliere a promuovere nei Consigli di Amministrazione l’importanza dell’attenzione verso tutti gli stakeholder numerosi anni prima che fossero i nuovi indirizzi normativi a richiederlo; come siano loro a sostenere indirizzi di leadership più inclusivi; come siano in misura maggiore loro a permettere di sviluppare all’interno delle aziende una maggiore sensibilità verso i temi della sicurezza, sia virtuale che fisica, probabilmente anche per una maggiore avversità al rischio ed una maggiore propensione a comportamenti eticamente più rigorosi.

Per quanto riguarda poi in particolare l’empowerment femminile, visto come strumento di valorizzazione del talento, ci sono donne che stanno favorendo l’ascesa di altre donne, capaci e concrete, imprimendo un’accelerazione ai processi interni e al superamento delle inconsce resistenze, mostrando come si possa favorire la creazione di una forte e diffusa consapevolezza del valore della gender diversity nelle posizioni di responsabilità, attraverso l’emersione delle capacità e delle competenze non adeguatamente utilizzate e a totale beneficio delle aziende.

Nell’ambito del FTSE MIB, l’indice principale della nostra Borsa, due esempi efficaci, nel settore bancario e industriale, che possono servire anche come linee guida per chi volesse raggiungere ulteriori traguardi.

Il primo: in seguito alla nomina di Flavia Mazzarella a Presidente del Consiglio di Amministrazione, la quarta banca italiana, BPER, ha previsto che le promozioni annuali a dirigente della Banca siano riservate per il 50% a uomini e per il 50% a donne (a livello di gruppo si è registrato un aumento di oltre 8 punti percentuali dei dirigenti donna nell’arco dell’ultimo triennio); sono stati poi inseriti nel nuovo piano industriale indicatori chiave di performance, cosiddetti KPI, come il 25% di donne dirigenti e il 33% di donne in posizioni manageriali, a fine piano, riportando tali obiettivi nel sistema di incentivazione dei manager con un peso complessivo dei fattori di sostenibilità del 15%, tra cui la diversità di genere.
Il secondo: sotto la Presidenza di Lucia Calvosa, una delle maggiori società globali di energia, ENI, è giunta ad avere una prima linea, quella cioè del top management, caratterizzata fino a pochi anni fa esclusivamente da figure maschili, composta adesso anche da tre figure femminili – tra cui la Director Technology, R&D & Digital – oltre a una struttura corporate con responsabilità globale arricchita dalla nuova funzione ‘diversity and inclusion’.
Concludo con alcune azioni da me promosse anche come Presidente di comitati nomine di società quotate, -inizialmente osteggiate con discrezione da altri membri ma poi profondamente apprezzate-, come l’approvazione di policy di gender diversity che includono quote di genere sia nei Consigli di Amministrazione delle società controllate, sia sulle posizioni cosiddette C-suite, con l’introduzione di target da raggiungere in un orizzonte temporale di 3 anni, e precisi obiettivi intermedi che garantiscano il raggiungimento del risultato alla scadenza.
E, a proposito di lavoro di squadra, non è un caso che le figure promotrici di ‘valorizzazione del talento’ citate, facciano parte dei circuiti delle più autorevoli associazioni dedicate alla governance e all’empowerment femminile, prima fra tutte in Italia la Fondazione Bellisario, presieduta da Lella Golfo e, a livello internazionale, la Women Corporate Directors Foundation guidata a livello mondiale dalla candese Jennifer Reynolds.
*Economista, Membro CdA e Presidente comitati endoconsiliari di società quotate, Docente Università Cattolica del Sacro Cuore

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