Fondazione Marisa Bellisario

Nel Kurdistan turco le donne combattono i tabù feudali

Hamide Celek , di 48 anni, consigliera della municipalità di Batman città del sud –est della Turchia, ad un inviato di Le Monde ha dichiarato fermamente che mai permetterebbe alle sue figlie di passare nella vita quello che ha passato lei. Hamide a 14 anni è stata sposata dai genitori con un ragazzo più vecchio di lei di 10 anni che non aveva mai visto : “che potevo fare? solo obbedire”. Fortunatamente il matrimonio in qualche modo ha funzionato, allietato dalla nascita di 6 figli, 4 femmine e 2 maschi “ ma – precisa Hamide – mi sono sempre battuta perché le mie ragazze studiassero come i fratelli e si scegliessero i mariti che volevano”. Oggi Hamide è una donna politicamente rispettata nella sua città e un’appassionata militante dei diritti delle donne nel partito DPB (partito Democratico filocurdo delle Regioni). DPB è una filiazione del partito Democratico dei Popoli che alle elezioni legislative del 7 giugno ha ottenuto il 13% dei voti e 80 deputati, affermandosi in tutte le regioni curde del Sud e del Sud est della Turchia e condizionando i progetti del premier Erdogan. Il partito curdo ha dimostrato che la parità di genere non è una parola vana presentando liste scrupolosamente paritarie e responsabilità condivise e che bisogna strenuamente battersi per mettere fine ai tabù feudali ancora così radicati nel Kurdistan turco. Secondo il rapporto 2014 della Ong Ka-Mer circa 164mila ragazze in 23 città dell’Anatolia non hanno avuto accesso alla loro quota di eredità familiare che va solo ai discendenti maschi, in contrasto con la legge turca che stabilisce che l’asse ereditaria debba essere divisa in modo eguale tra tutti i figli. Inoltre secondo Ka-Mer in quelle regioni il 71% dei matrimoni è combinato e il 33% delle spose ha meno di 18 anni. Si registra almeno un dato positivo : sono in via di estinzione l’obbligo per la vedova di sposare uno dei cognati e il cosiddetto “prezzo del sangue” e cioè le donne consegnate come “merce compensativa” tra famiglie in conflitto perché ne facciano quello che vogliono. Resta però la violenza psichica, sessuale e psicologica esercitata sulle donne nel Sud e nel Sud Est del Paese (51-57%) rispetto alle aree più progredite dell’Anatolia (42%) ma le ragazze sono quasi sempre così sottomesse a enormi pressioni familiari da non riuscire denunciare alle autorità la loro condizione mentre resta in vigore il codice d’onore ancestrale che autorizza i parenti ad uccidere la ragazza che ha disonorato la famiglia. Secondo il sindaco di Batman, la liberazione della donna oltre che attraverso l’istruzione passa attraverso il lavoro e per questo la Municipalità ha finanziato un “Atelier di Formazione “. che in un quartiere periferico della città, sta formando un centinaio di ragazze a diventare sarte , parrucchiere, tessitrici di tappeti o altro…. Ma è solo l’inizio perché nelle regioni arretrate la maggioranza delle ragazze non sa ancora cosa sia il controllo delle nascite, spesso la violenza domestica le porta al suicidio e quelle che vogliono lavorare devono chiedere il permesso al marito, ai genitori e persino alla famiglia del marito. Poi anche la realtà è deludente: su 450 donne uscite dall’Atelier solo 5 hanno trovato un lavoro remunerato. Il 97% delle donne in queste regioni conservatrici è impegnata dalla mattina alla sera nei campi, un lavoro non censito né pagato. Regioni così arretrate che il 19 maggio una diciannovenne, Mutlu Kaya, che voleva diventare cantante, ha ricevuto una pallottola in testa dal suo ragazzo per aver partecipato a una selezione. E oggi è tra la vita e la morte.

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