Fondazione Marisa Bellisario

FONDAZIONI BANCARIE: NUOVE REGOLE E QUOTE DI GENERE

Oggi le banche sono entrate nell’era della vigilanza unica europea, eppure le conseguenze della malagestione di molte Fondazioni sono cronaca recente: Mps, Carige, Carife, Banca Marche i casi più noti. Di qui, spiegano al Tesoro, la necessità di «un nuovo impianto normativo»: non un decreto simile a quello di riforma delle banche Popolari ma un impegno formale e scritto delle Fondazioni bancarie con il soggetto vigilante (il Tesoro stesso) a una «autoriforma » e a introdurre nei propri statuti nuove regole. Oltre a un tetto insuperabile per l’esposizione nei confronti di un singolo soggetto (un terzo dell’attivo patrimoniale), le altre novità riguardano la governance degli enti: vietate le “porte girevoli” con la politica, cariche rinnovabili per massimo due mandati, tetto di 240mila euro ai presidenti degli enti maggiori (e altri compensi parametrati), adozione di quote rosa, per ora non specificate ma che dovrebbero somigliare alla normativa nazionale, che prevede un quinto di donne nei consigli entro il primo triennio, e un terzo al rinnovo.
Bando alle dietrologie, il mantra contro le quote di genere sembra sconfessarsi da solo. Non solo le quote funzionano (dal 6 al 23% le donne nelle società quotate) ma diventano modello e parametro per ridisegnare una governance, come quella delle Fondazioni bancarie, che negli ultimi tempi non ha brillato per risultati e trasparenza.
Il protocollo d’intesa con il ministero dell’Economia è stato approvato dal consiglio dell’Acri all’unanimità ed è atteso alla firma di Padoan e del presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti. Certo, i tempi per adeguarsi non sono proprio stringenti: tre anni per le grandi fondazioni bancarie con partecipazioni in soggetti quotati, cinque anni per le più piccole le quali, avendo partecipazioni in istituti non quotati, faranno più fatica a trovare soggetti disponibili a rilevare le quote. Gli enti interessati a alle nuove regole sono molti – ben ottantotto – le più grandi, tuttora con oltre il 50% del patrimonio investito in una sola Banca, sono due: Compagnia San Paolo e CariVerona, azioniste rilevanti di Intesa Sanpaolo e Unicredit.

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