Un bando da quasi 10 milioni contro la violenza di genere, la Commissione Ue che vara una piccola “rivoluzione” per avere più donne ai vertici, e poi Paesi come l’Irlando, dove la “inferiorità” della donna è sancita dalla Costituzione. Non stiamo parlando di un Paese arabo, no ma proprio della verde Irlanda, che si è appena data un primo ministro gay e di origine indiana ma che al contempo ha nella propria legge fondamentale parole che fanno pensare al medioevo. Recita testualmente l’articolo 41.2.1: «Lo Stato riconosce che, con la sua vita all’interno della casa, la donna dà allo Stato un supporto senza il quale il bene comune non può essere conseguito». Non basta (e chi ignorasse questa storia farà bene a tenersi forte): lo Stato, dice la Costituzione della Repubblica d’Irlanda, «si sforza di assicurare che le madri non siano obbligate dalle necessità economiche a impegnarsi nel lavoro trascurando così i doveri casalinghi». Ma non basta, perché quel che è peggio è che la maggior parte degli irlandesi non grida allo scandalo, anzi. In un sondaggio pubblicato dal Sunday Times, infatti, solo il 41% degli intervistati si è detto favorevole alla cancellazione del 41.2.1; il 39% è contrario, gli altri indecisi. E attenzione: l’abolizione è sostenuta più dagli uomini (42%) che dalle donne (40%).

Intanto, e fortunatamente, nel 2013 la Constitutional Convention — un organismo che per due anni ha discusso se e come cambiare la Carta — ha raccomandato di emendare l’articolo con il parere favorevole dell’88% dei suoi membri. Solo il 12% era per l’abolizione. L’emendamento consisterebbe nel dare a quelle frasi incredibili un maggiore «equilibrio di genere», visto che «a casa» ci sono ormai anche molti uomini…