Fondazione Marisa Bellisario

LE NUOVE REGOLE PER LE DIMISSIONI IN BIANCO

Contro la pratica di far firmare alle lavoratrici o ai lavoratori le proprie dimissioni in anticipo (completando poi l’iter nei casi di una gravidanza o di un infortunio) si fa un passo indietro di 8 anni, tornando alla norma varata da Prodi nel 2007. La marcia indietro è contenuta nel cosiddetto decreto legislativo «Semplificazioni» al varo del governo. In sostanza, per essere valide le dimissioni dovranno essere messe nero su bianco attraverso una serie di moduli reperibili sul sito Internet del ministero del Lavoro o presso le direzioni territoriali del lavoro. I moduli saranno numerati e questo toglierà ogni dubbio sul momento in cui le dimissioni sono state decise e firmate. Entro sette giorni dalla data di trasmissione del modulo il dipendente in uscita avrà la facoltà di revocare le dimissioni.
Una norma travagliata. All’interno di un provvedimento «Semplificazioni» dal governo Prodi, venne cancellata l’anno stesso da quello Berlusconi, fino al 2012, quando Monti introdusse la tutela ex post contro le dimissioni in bianco oggi in vigore. Le dimissioni una volta firmate devono essere convalidate presso la Direzione del lavoro territoriale o presso i centri per l’impiego.
Da allora venne fatto un tentativo di tornare al criterio della «prevenzione» rispetto alle dimissioni in bianco con un disegno di legge che non arrivò mai al Senato. Oggi la materia è confluita all’interno del Jobs act. La nuova norma per entrare in vigore avrà bisogno di un decreto del ministero del Lavoro, guidato da Giuliano Poletti, che dovrà essere emanato nel giro di 90 giorni dall’entrata in vigore. Non cambiano, rispetto alla normativa attuale, le sanzioni per le aziende che continueranno sulla strada delle dimissioni imposte: previste sanzioni amministrative da una soglia di 5 a un massimo di 30 mila euro.

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