Fondazione Marisa Bellisario

LA FINANZA È UN AMBIENTE OSTILE PER LE DONNE INGLESI

Di Ornella Del Guasto

Una serie di articoli di Financial Times nel week end sono stati dedicati alla posizione delle donne nel settore finanziario. Il quotidiano nota come in Gran Bretagna rispetto allo scorso anno la presenza delle donne tra le posizioni alte della Finanza sia diminuito dell’8%. Il dato è confermato dalla ditta di servizi statistici KPMG che ha registrato che quando alcune donne direttori esecutivi hanno lasciato il lavoro nell’anno 2013/14, tre manager di assett le hanno sostituite con uomini. E non basta: KPMG aggiunge che nei 17 gruppi che controlla oggi non esiste alcuna donna che abbia il ruolo di direttore esecutivo a dimostrazione che nel management degli assett le inglesi sono peggio rappresentate che in altri settori. Infatti nelle 250 compagnie finanziarie nazionali solo il 5% tra i direttori esecutivi è donna. Anche negli altri settori la situazione non è brillante: per Financial Reporting Council nel 2013/14 la presenza femminile nei board era al 14% molto lontana dal target fissato dalla Commissione europea del 40% entro il 2020.
In un altro articolo Financial Times sottolinea come la maternità continui ad essere il maggiore ostacolo alla carriera nel settore finanziario . Un’indagine ha rilevato come alle donne tra i 25 e i 40 anni vengano offerti ancora contratti su basi temporanee. Lo riconoscono anche molti uomini: ”quando sono stato un papà single – ha detto un membro del board di Dean Watton – che accudivo e accompagnavo mio figlio a scuola venivo considerato un eroe. Per una donna questo impegno è giudicato normale”. Un’intervistata ha dichiarato che il suo presidente le ha rifiutato il bonus annuo quando ha saputo che era incinta. Certo ci sono regole e leggi contro queste pratiche scorrette ma poi nella realtà è una musica diversa.
Un altro articolo sottolinea come anche la crisi finanziaria contribuisca a ridurre il numero delle lavoratrici nel settore, nonostante i clienti oggi si dimostrino delusi dal trovarsi davanti sempre consulenti finanziari uomini e anzi dicano esplicitamente che gradirebbero una controparte femminile e un riequilibrio di genere. Marie Chandoha, Chief Executive di Charles Schwab Investment Management, ritiene che uno dei motivi della scarsa presenza delle donne nel settore dipenda anche dal fatto che i colleghi senior non propongono loro un chiaro piano di carriera. Paradossalmente la stessa reticenza investe il settore degli investimenti dove la pessima informazione impedisce alla donna di prendere proprie decisioni. L’uomo vede il denaro come Status Symbol mentre la donna lo considera un mezzo di sicurezza e di protezione della famiglia. Questo non adeguamento delle informazioni alle esigenze femminili sono estremamente miopi perché come sottolinea Virginie Maisonneuve, capo equities di Pimco, cresce in modo vertiginoso dovunque il numero delle donne che entrano nel mondo del lavoro (in USA un terzo delle donne guadagna più del marito) ma anche perché in futuro una crescente proporzione di ricchezza spetterà alle donne grazie alla loro maggiore longevità e alle mutazioni demografiche. Secondo l’esperta di Pimco nei prossimi 5 anni il reddito globale femminile passerà dagli attuali 13 trilioni di dollari a 18 trilioni trilioni ed entro il 2028 le donne controlleranno il 75% della spesa mondiale. Nel settore finanziario soprattutto le giovani sono insofferenti all’atmosfera di mancanza di fiducia nella loro capacità decisionale. Recenti ricerche dimostrano che le donne e gli uomini hanno la stessa gamma di bisogni e aspirazioni finanziari ma il loro approccio è diverso. Oggi la donna ha bisogno solo di un consiglio chiaro che le consenta di decidere senza che le venga imposta una proposta a scatola chiusa.

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