Fondazione Marisa Bellisario

INDONESIA: NELLA PROVINCIA DI ACEH GIRO DI VITE SULLE DONNE

di Ornella del Guasto

Banda Aceh, nell’estremo lembo occidentale dell’arcipelago indonesiano, ha sempre avuto fama di territorio devoto, scrive The Economist, ed infatti dal 2001 è l’unica provincia autorizzata ad applicare la Sharia, la legge islamica, grazie all’autonomia speciale che le è stata riconosciuta per porre fine alla guerra separatista. Il Parlamento locale ha approvato leggi contro gli alcolici, le scommesse, le intimità tra i due sessi e, su modello iraniano, le “ronde della virtù” puniscono le donne con il capo scoperto o abiti inadeguati. Nel 2009 è stato approvato il codice penale che prevede le punizioni più severe come la lapidazione per gli adulteri.
Oggi però come calcolo politico, in vista del voto locale, ad Aceh anche chi non è musulmano dovrà sottomettersi alla Sharia. Si dice che sul territorio non ci sia la brutale giustizia dei talebani in Afghanistan: Amnesty International ha contato 45 azioni punitive nel 2012, relativamente poche in una provincia di 5 milioni di abitanti ma le cose stanno progressivamente cambiando perché i conservatori sono diventati più forti e la Sharia più inasprita. I sindaci e capi distretto infatti stanno applicando sempre più spesso la legge islamica soprattutto contro le donne e le minoranze religiose. Il 9 aprile si svolgeranno le elezioni legislative e l’associazione religiosa spera di consolidare la sua posizione presentando i suoi capi come musulmani devoti che resistono a Jakarta, il governo centrale nemico nella guerra separatista, durata 29 anni e finita nel 2005.

3 commenti su “INDONESIA: NELLA PROVINCIA DI ACEH GIRO DI VITE SULLE DONNE”

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