Fondazione Marisa Bellisario

IL CORAGGIO DELL’IMPOPOLARITÀ DI DANIÈLE NOUY

di Valeria Ferrero e Valeria Gangemi

Uno dei tabù soprattutto italiani è il mondo bancario finanziario, non solo per la lenta ascesa delle donne nelle posizioni apicali, ma per la staticità di un mondo che vive di antichi privilegi, ancora poco incline al cambiamento e più interessato a mantenere posizioni di potere con la complicità di una classe politica debole e propensa a mantenere buoni rapporti con i salotti buoni. Da laiche, assistiamo con interesse e ammirazione alla rivoluzione della semplicità avviata da Papa Bergoglio, che parte e impatta con un’azione di riorganizzazione e trasparenza dello IOR, Banca vaticana nota non per i finanziamenti alle opere pie ma per i gravi scandali finanziari dell’ultimo ventennio.
In Italia, le banche sono agevolate dal Testo Unico Bancario (TUB) che prevede che gli istituti di credito non siano ammessi all’istituto del fallimento. La procedura concorsuale alternativa è la liquidazione coatta, che inizia come un atto unilaterale della Banca d’Italia, a prescindere che si abbia di fronte lo stato d’insolvenza. Si opera in questo modo quando la crisi ha assunto caratteri d’irreversibilità – come per esempio era accaduto al Banco Ambrosiano – con l’esito che in breve tempo la società originale cessa di esistere.
A questo privilegio normativo si affiancano i delicati rapporti di forza tra gli azionisti della Banca d’Italia in un quadro complessivo reso ancora più complicato e discutibile dalla mancanza, unici in Europa di una legge che regola il conflitto d’interesse.
Quindi, tranne rare eccezioni, il sistema del credito continua a finanziare non le PMI, non le famiglie, ma le banche stesse. Ma s’intravede un cambio di rotta grazie alla coraggiosa dichiarazione espressa dalla nuova responsabile della regulation finanziaria europea, Danièle Nouy, direttrice del Single Supervisory Mechanism, l’ente di supervisione dell’Eurozona e proveniente da un incarico analogo di supervisione bancaria nel proprio Paese. Nouy, infatti, ha rivelato al Financial Times che l’Unione Europea dovrà diventare più severa nei confronti delle banche “deboli”, ovvero sovraesposte sul piano dei debiti e con investimenti mal gestiti. “Dobbiamo accettare l’idea che alcune banche non hanno futuro”, ha affermato una delle figure chiave della finanza continentale, segnalando una posizione simile a quella del governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, sull’inevitabilità che l’imminente “check out” a cui le maggiori banche europee verranno sottoposte non sarà superato positivamente da tutte.
“Dobbiamo lasciare che alcune banche scompaiono in modo ordinato, e non tentino necessariamente di fondersi con altri istituti di credito per cercare di salvarsi”, dice Nouy. Bisogna applicare norme più rigide e, a nostro avviso ,aumentare i poteri delle Autorities. Ridisegnare il sistema bancario, non sarà un’impresa indolore e per noi italiani estremamente complicata ma indispensabile e un potere politico forte, competente e credibile aiuterebbe anzi dovrebbe facilitare se non addirittura promuove tale cambiamento”.

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