Fondazione Marisa Bellisario

I DIRITTI DELLE DONNE AL CENTRO DELLE ELEZIONI AFGHANE

I diritti delle donne sono, insieme alle minacce dei taleban, gli imprevedibili protagonisti delle elezioni di sabato con cui gli afghani chiuderanno l’era di Hamid Karzai per affidarsi al leader che avrà la responsabilità di guidare il Paese dopo il completamento del ritiro delle truppe internazionali.
I taleban hanno già attaccato il centro di registrazione dei votanti e il quartier generale della commissione elettorale, entrambi a Kabul, lasciando intendere di voler condizionare le consultazioni per ipotecare il futuro del Paese ciò che avverrà dopo, come la scelta se consentire o meno la presenza di basi Usa permanenti. Ma se le loro minacce erano prevedibili, a sorprendere è invece il ruolo elettorale delle loro più temibili avversarie: le donne.
I tre più accreditati contendenti alla presidenza hanno scelto i diritti femminili come cavallo di battaglia. Secondo gli analisti, il motivo sarebbe duplice: garantire continuità con la riammissione delle donne nella società afghana avvenuta all’indomani del rovesciamento dei taleban, nell’ottobre 2001, e corteggiare una componente decisiva dell’elettorato, quel 40% di donne che sono andate alle urne in occasione delle presidenziali del 2004 e del 2009. Non stupisce allora, che i candidati si affannino a conquistarlo. Rassoul, per esempio, ha scelto come candidata vicepresidente Habiba Sarabi, ex governatore della provincia di Bamiyan che lo affianca spesso negli eventi della campagna anche quando si svolgono nelle regioni più conservatrici e che promette: «se vinceremo nel nostro governo almeno il 20% dei ministri saranno donne». Ghani, il tecnocrate apprezzato in Occidente, è corso ai ripari arruolando nella fase finale della sfida elettorale la moglie Rula, di origine libanese, che in occasione degli eventi per la Giornata internazionale della donna, ha invocato un «voto di massa per preservare i diritti conquistati con tanti sacrifici negli ultimi anni». Abdullah Abdullah ha invece messo oltre 300 donne nelle liste che lo affiancano nelle elezioni per i consigli provinciali.
Ora resta da vedere in quante sfideranno i taleban recandosi al voto nelle province lontane da Kabul e dai maggiori centri abitati. Non possono esserci però dubbi sul fatto che chiunque succederà a Karzai dovrà dimostrare di volersi battere per rafforzare e prolungare l’«età d’oro delle donne afghane.
MA

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