Fondazione Marisa Bellisario

FINANCIAL TIMES: DUE DONNE IN POOL POSITION PER GUIDARE LA BANCA D’INGHILTERRA

Nemat “Minouche” Safik e Charlotte Hogg, vice governatore e “chief operating officer” della Bank of England, sono candidate alla successione di Mark Carney
L’anno scorso è stato raggiunto il grande obiettivo di board composti al 25% da donne (in Italia siamo al 27,6% nelle società quotate) ma restano solo 5 le donne amministratori delegati del Ftse100, le 100 maggiori società britanniche quotate in Borsa. C’è dunque da compiere lo scatto decisivo e niente di meglio di una “colonizzazione” femminile della cittadella della finanza londinese. Sono due, infatti, le donne candidate a succedere a Mark Carney come nuovo Governatore della Banca d’Inghilterra.
È il direttore del Financial Times, Lionel Barber, che In un articolo per il numero speciale dell’Economist sull’anno appena cominciato, consiglia di tenere d’occhio due donne nel 2016: Nemat “Minouche” Safik, nata in Egitto, ex-analista del Fondo Monetario Internazionale, tornata a Londra come vice-governatore della banca d’Inghilterra; e Charlotte Hogg, ex-manager di due grandi banche commerciali, la Santander e la Morgan Stanley, ora nominata Chief Operating Officer alla Banca centrale inglese. Entrambe, scrive il direttore del Financial Times, sono destinate a incarichi ancora più importanti, forse perfino alla poltrona di numero uno di Threadneedle street, che il canadese Carney (primo non-britannico in questo ruolo) occupa dal luglio 2013. Il governatore resta di norma in carica otto anni, lui aveva detto che se ne sarebbe andato dopo cinque, si sospettava per tornare in patria e candidarsi a primo ministro, un piano che potrebbe ora essere cambiato in virtù dell’elezione a premier di Trudeau junior.
Di certo c’è che nella city l’avanzata femminile ai vertici ha negli ultimi anni preso la rincorsa con due donne alla guida dei quotidiani più importanti, Economist e Guardian. Il prossimo passo potrebbe essere proprio la prima donna alla guida della Banca d’Inghilterra. E ancora una volta l’Italia – mai una donna alla guida della Banca d’Italia né dei maggiori istituti finanziari del Paese – resterebbe a guardare in seconda fila.

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