Fondazione Marisa Bellisario

ALLARME DI LAGARDE: “SESSISMO SUL LAVORO C’È UN COMPLOTTO CONTRO LE DONNE”

La direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, non usa mezzi temini: “C’è una cospirazione contro le donne”. Una delle donne più potenti del mondo, si esprime con chiarezza e con un piglio “femminista” che in pochi si aspettavano dalla prima donna alla guida la più potente organizzazione economica internazionale. “In troppi Paesi – scrive la Lagarde nel suo blog – le restrizioni legali cospirano contro le donne per impedirci di essere economicamente attive. In un mondo che ha tanto bisogno di crescita, le donne possono dare un contributo, se solo hanno di fronte a sé delle pari opportunità, invece di una insidiosa congiura”. Parole che pesano, per la sostanza e per l’autorità di chi le ha pronunciate. Perché proprio Lagarde ha sostituito quel Dominique Strauss-Kahn diventato un simbolo di arroganza maschile, portando all’FMI uno stile elegante e sobrio, lontano da stereotipi e diktat modaioli
Già in passato Lagarde aveva mostrato la sua attenzione per il contributo femminile all’economia, sottolineando l’importanza, soprattutto per Paesi come l’Italia, di una partecipazione paritaria delle donne al mondo del lavoro. Questo sua ultima e più incisiva uscita, invece, trova origine dai risultati di una ricerca appena sfornata dal Fmi sui danni del sessismo, secondo cui “in più di 40 nazioni, tra cui molte ricche e avanzate, si perde più del 15% della ricchezza potenziale, per effetto delle discriminazioni contro le donne”. Si va dal 5% di Pil “perduto” negli Stati Uniti, al 9% in Giappone, fino a punte del 34% in Egitto. L’Italia? Si colloca in una fascia alta… cioè arretrata. Il 15% del Pil potenziale non viene realizzato in Italia, a causa delle discriminazioni contro le donne. Il triplo del danno economico americano, è quello provocato dalle discriminazioni contro le italiane.
Le conclusioni dell’Fmi vengono a corroborare altri studi, tra i quali spicca il lavoro del premio Nobel per l’economia Amartya Sen, uno dei più tenaci nella denuncia della discriminazione di genere come fattore che “ci impoverisce tutti”. Come sostiene Lagarde, i Paesi che privano le donne di opportunità s’impoveriscono, rinunciano a dinamismo e benessere. Novemila miliardi di dollari all’anno, è la ricchezza non realizzata per effetto di tutte quelle donne che sono costrette a “rinunciare”, a ripiegare su professioni e scelte di vita che mortificano il loro talento. Paesi avanzati come gli Stati Uniti continuano a registrare un divario retributivo sistematico: a parità di competenza e di qualifica, di mansione e di responsabilità, una donna guadagna l’85% del suo collega maschio. Un test americano recente ha dimostrato che il capo del personale di un’azienda, di fronte al curriculum, vitae di due candidati, “premia” automaticamente il maschio. D’altro canto è di pochi giorni fa la denuncia di un’altra donna “famosa”, Patricia Arquette, che ritirando la statuetta d’oro ha lanciato un appello:”Ad ogni donna che ha partorito un figlio, a ogni mamma-contribuente, e cittadina: abbiamo lottato per la parità di diritti di tutti gli altri. Ora tocca a noi. È ora di ottenere la parità dei salari una volta per tutte, per le donne americane”.
Lagarde oltre alla denuncia ha fatto una previsione e un augurio: “Il 2016 sarà l’anno di una donna presidente degli Stati Uniti”. Hillary?
MA

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