Di dice parità di genere ma la meta è ancora lontana, e non solo nei luoghi di potere. A rivelare l’amara realtà quotidiana di una percezione/realtà ancora sideralmente sproporzionata è l’indagine Women & Diversity condotta da Nielsen su 30mila individui in 63 Paesi, tra cui l’Italia. Un dato su tutti: solo il 24% degli italiani pensa che uomini e donne siano trattati allo stesso modo nella società.

Partendo dall’ambito lavorativo, il 46% dei nostri connazionali ritiene che le donne non siano pagate quanto gli uomini per svolgere le stesse mansioni professionali (58% se a rispondere sono le donne). Fin qui è realismo: il gender pay gap esiste in tutti i Paesi e solitamente aumenta man mano che si salgono i gradini della gerarchia e del livello di istruzione tanto che per le posizioni che richiedono una laurea le donne si trovano a guadagnare il 30% in meno degli uomini e tra i dirigenti, hanno una retribuzione oraria di oltre una volta e mezzo più bassa dei colleghi.

Realismo anche sul fronte della leadership: il 59% degli italiani concorda che le donne siano sottorappresentate nelle posizioni di leadership aziendale e 7 donne su 10 ritengono di avere meno possibilità di essere considerate per ruoli senior, nonostante abbiano le qualifiche e le capacità adeguate per ricoprirli. D’altro canto, in Italia solo 1 dirigente su 5 è donna, laddove la media europea secondo l’Eurostat è di 1 su 3.

Una volta arrivate, poi, per le donne la fatica è doppia. Oltre la metà degli italiani (55%) pensa che quando il leader in azienda è donna quest’ultima debba lavorare più duramente degli uomini per dimostrare le proprie capacità all’interno dell’organizzazione: situazione challenging ancora più sentita da parte delle intervistate donne con il 67% dei consensi. Per non parlare delle “madri in carriera”: in generale, il 66% ammette che l’essere genitori abbia un impatto maggiore sulla carriera delle donne e sono il 76% delle donne a testimoniarlo… Come a dire, a conciliare il lavoro e la famiglia si fa fatica ma pretendere pure di fare carriera dopo aver messo al mondo dei figli resta una faticosissima utopia.

A confermarlo, i dati sul work-life, che vedono l’Italia tra i Paesi più pessimisti in assoluto. Se in Europa, il 41% degli intervistati afferma di avere difficoltà a trovare un equilibrio tra lavoro e vita privata, nel nostro Paese la percentuale sale al 62% e il 71% delle donne ammette di fare fatica a trovare il giusto bilanciamento (52% uomini).

L’indagine indaga infine anche il vissuto familiare e anche qui le donne se la passano un po’ meglio o almeno s’intravedono margini di miglioramento…. Nel 44% delle famiglie italiane, infatti, le faccende di casa sono appannaggio femminile ma un incoraggiante altro 44% vede collaborazione tra i partner e nell’8% dei casi sono svolte esclusivamente dagli uomini. Un segnale positivo di maggiore co-responsabilità tra i due capifamiglia uomo e donna emerge nelle famiglie con figli: entrambi i genitori dichiarano di prendersi cura dei bambini in egual misura (56% dei casi) ma soprattutto di prendere insieme le decisioni riguardanti l’istruzione dei propri figli (63%).Per quanto concerne la gestione delle spese e delle finanze domestiche, le decisioni si prendono in coppia nel 57% delle case italiane.

Il rigido stereotipo della donna come unico responsabile della gestione della casa e dei figli sembra essere superato: alla frase “Il lavoro dell’uomo è portare a casa lo stipendio, mentre il lavoro della donna è occuparsi della casa e della famiglia” si dichiara in disaccordo il 52% degli italiani (superiore alla media europea, 48%, e alla media globale, 42%), il 20% è d’accordo con questa affermazione, il 28% è neutrale. Il problema è a questo punto, per le donne, trovalo un lavoro… e magari tenerlo anche all’arrivo di un figlio…