Fondazione Marisa Bellisario

DONNE GENETICAMENTE PIU’ ONESTE DEGLI UOMINI? GLI STUDI DICONO DI SI

La disonestà è un fenomeno oneroso per la società nel suo complesso e non solo in Italia, come saremmo portati a pensare. . No, non mi riferisco a truffe multimilionarie, ma ad atti di ordinaria disonestà – viaggiare sui mezzi pubblici senza biglietto, rubare piccoli oggetti sul posto di lavoro – compiuti da persone che si consi. In un recente articolo Dan Ariel, economista comportamentale israeliano, ha infatti riportato che il tax gap, ossia la differenza fra quanto l’Internal Revenue Service (IRS) stima che i contribuenti dovrebbero versare alle casse dello Stato americano e quello che effettivamente viene versato, eccede i 300 miliardi di dollari l’anno. Non solo, come sottolineato dal premio Nobel Kenneth Arrow, una disonestà diffusa va a detrimento degli scambi economici, dal momento che ogni transazione commerciale implica un’intrinseca fiducia nella controparte.
Numerosi studi in economia e psicologia hanno dimostrato come esista una maggiore propensione a commettere atti disonesti da parte degli uomini rispetto che da parte delle donne: diverse ricerche hanno infatti rivelato come siano soprattutto i primi a viaggiare sui mezzi pubblici senza biglietto, come le donne siano più propense a restituire un resto sbagliato e come in generale non agiscano in modo disonesto per il costo morale che ciò implicherebbe.
Partendo da queste assunzioni Daniel Houser, direttore dell’ Interdisciplinary Center for Economic Science (ICES), nel suo “On the Origins of Dishonesty: From Parents to Children” ha studiato se la propensione ad agire in modo disonesto debba essere imputata a ciò che in giovane età si impara dai propri genitori. In particolare il suo studio si propone di indagare se la presenza di un figlio/a inibisca l’inclinazione di un genitore a comportarsi in modo disonesto, e se ciò cambi a seconda che il figlio sia di sesso maschile e femminile.
Questo l’esperimento. Ad un campione di genitori è stato chiesto di lanciare ripetutamente una moneta con la possibilità, a seconda del risultato, di vincere o un premio monetario per sé o un giocattolo per il proprio figlio/a. In alcuni casi i genitori sono stati chiamati a lanciare la moneta davanti al proprio figlio/a, in altri senza alcun tipo di controllo da parte di terzi.
In generale, i genitori in presenza del proprio figlio/a si sono comportati in modo più onesto, non mentendo sul risultato del lancio della moneta. Quando il genitore non è stato sottoposto a controllo, è stata invece riscontrata una maggiore propensione a mentire nel caso in cui il premio fosse un giocattolo per il figlio/a, piuttosto che una ricompensa monetaria per se stessi. Si tende cioè ad accettare ed in qualche modo perdonare un comportamento disonesto da parte di se stessi se il beneficio va a vantaggio di terzi.
Inoltre, lo studio ha anche dimostrato come il comportamento del genitore fosse influenzato dal sesso del figlio: è stata infatti riscontrata una maggiore propensione ad agire in modo disonesto dinnanzi ai propri figli maschi, piuttosto che dinnanzi alle proprie figlie femmine. L’ esperimento potrebbe dunque spiegare quanto detto prima circa la minore propensione al comportamento disonesto da parte delle donne: il comportamento più onesto dei propri genitori, di cui sono state testimoni in giovane età potrebbe spiegare la maggiore importanza attribuita a norme morali e codici etici da parte del genere femminile.

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