Fondazione Marisa Bellisario

VIMM: 30 ANNI NEL SEGNO DELLA RICERCA

di Giustina Destro*

Quest’anno celebriamo con grande orgoglio e soddisfazione il trentesimo anniversario dalla nascita dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare, traguardo raggiunto dopo un percorso fatto di impegno e di successi nell’ambito della scienza e della ricerca.

Il nostro progetto, nato dalla volontà di creare un centro di ricerca polifunzionale ispirato alla logica della condivisione e dell’interdisciplinarietà, è cresciuto fino a diventare oggi una realtà affermata e un’eccellenza a livello internazionale; oggi al VIMM lavorano circa 300 ricercatrici e ricercatori, che sotto la supervisione dei nostri Principal Investigator operano nell’ambito di gruppi clinici specializzati in quattro macroaree: cervello e sistema nervoso; fisiopatologia e rigenerazione muscolare; oncologia avanzata; metabolismo, medicina rigenerativa e tecnologie innovative.

Fin dall’inizio, però, la nostra visione è andata oltre lo sviluppo e la crescita dell’infrastruttura di ricerca, concentrandosi sul promuovere il ruolo del nostro Istituto quale infrastruttura storicamente legata a Padova e al Veneto non solo in quanto luogo geografico, bensì come bacino di conoscenza: lo stretto legame con il territorio, e in particolare con l’Università e l’Azienda Ospedaliera, testimonia la capacità del VIMM di mettersi al centro di un ecosistema virtuoso di talenti e relazioni in grado di travalicare ogni confine.

In questo senso, e partendo da questa prospettiva, il panorama e il programma delle celebrazioni del trentennale che abbiamo immaginato è stato esteso guardando all’Italia e all’Europa; non a caso, il VIMM ha recentemente attivato una propria sede anche a Bruxelles.

Questo perché siamo convinti che le grandi sfide, anche quelle della salute globale, richiedono oggi più che mai la capacità di allargare gli orizzonti, di elaborare traiettorie innovative, di applicare logiche di sistema e di strutturare alleanze e reti di collaborazione ampie, favorendo scambi continui di esperienze, nonché accessi a tecnologie sofisticate e a infrastrutture moderne di altissima qualità. Ciò comporta, e in misura esponenziale, fabbisogni crescenti di risorse materiali e immateriali, cui occorre far fronte in chiave strategica e in modo tempestivo e adeguato.

Per questo motivo, la nostra Fondazione è impegnata nella costruzione di nuove partnership con soggetti qualificati e centri di eccellenza e in una rinnovata azione di fundraising. Investendo in progetti di elevato valore scientifico, VIMM vuole esplorare nuovi spazi di ricerca e agevolare la mobilità dei ricercatori, le collaborazioni con il mondo accademico e il trasferimento del know-how.

Ma non solo: nella convinzione che progresso scientifico e crescita umana e sociale debbano procedere insieme, la Fondazione intende rinnovare il proprio ruolo e il proprio messaggio di ponte tra ricerca e società, rendendo visibile e sostenibile ciò che spesso resta nascosto nei laboratori; per raccontare la bellezza, la poesia, le forme e i colori delle scoperte.

Va in questa direzione la mostra del trentesimo VIMM “Il mondo è blu come un’arancia” allestita presso il Museo della Natura e dell’Uomo di Padova; un progetto curatoriale di particolare spessore cui hanno contribuito esperti, ricercatori, scienziati, storici. Ma soprattutto tanti giovani che si sono impegnati, dentro e fuori il VIMM, in discipline diverse, dal campo delle scienze e della storia dell’arte a quello della psicologia. L’arte, d’altronde, è un linguaggio universale, capace di avvicinare il grande pubblico e di coinvolgere anche chi normalmente è estraneo al mondo scientifico e accademico.

Celebrando i nostri trenta anni e la storia del VIMM non posso però dimenticare i protagonisti che l’hanno resa possibile: da Francesco Pagano, ideatore e co-fondatore del VIMM, che in questi trenta anni è stato sempre a fianco dei ricercatori e dei giovani, al professor Tullio Pozzan, al quale sarà prossimamente dedicata la serra bioclimatica del VIMM, passando per i Professori Emeriti e i grandi scienziati che in questi anni sono passati dal nostro istituto.

Essi hanno creduto in un sogno, impegnandosi, da pionieri, per una scienza davvero capace di migliorare la vita delle persone.

Desidero però rivolgere lo sguardo anche al futuro: una Fondazione che si occupa di ricerca biomedica non sostiene soltanto progetti, ma coltiva speranze, aspettative, responsabilità e visione. Occorre comprendere per servire e conoscere per curare; in un tempo nel quale la scienza è chiamata a rispondere a sfide sempre più complesse. Il nostro compito è e sarà quello di unire rigore e umanità, innovazione e giustizia, eccellenza e inclusione.

Nei miei lunghi anni al VIMM, ho visto come ogni scoperta nasca sempre da un atto di fiducia verso la conoscenza e nella capacità dell’essere umano di migliorare la propria condizione.

La ricerca fa proprio questo: parte dal lavoro dei nostri giovani, dei nostri scienziati e dei ricercatori per accendere una luce in fondo al tunnel, una scintilla che dona speranza per curare malattie che oggi non hanno una cura.

E apre la strada per un futuro migliore per tutti.

*Presidente della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata – VIMM

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