di Mariacristina Gribaudi*
“La cultura è di tutti” – cita il titolo di un libro scritto a quattro mani dal direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, e dalla professoressa di Management all’Università Bocconi, Paola Dubini, che ho avuto il piacere di introdurre a Ca’ Pesaro lo scorso anno per la rassegna Incontri intorno al management della cultura.
Aggiungo: la cultura è per tutti. E quando non lo è, occorre modificare qualcosa perché questo avvenga. Occorre ampliare l’orizzonte e il concetto stesso di cura, ponendo al centro di questa necessità le persone.
I luoghi deputati all’applicazione di questo paradigma sono, e devono essere, i musei pubblici e civici, emanazione ed espressione dell’impegno civile.
In un tempo attraversato da profonde trasformazioni, da nuove fragilità e da una crescente frammentazione delle relazioni, mentre calcificano sentimenti di divisione basati, pretestuosamente, su differenze culturali, i luoghi del sapere devono assumere un ruolo ancora più centrale: diventare spazi di connessione, di ascolto, di confronto, di appartenenza, di riconoscibilità e di riflessione. Un luogo che conserva ma soprattutto interpreta il patrimonio materiale e immateriale, accessibili e inclusivi, promotori di diversità e sostenibilità, secondo la definizione dell’ICOM adottata anche dall’UNESCO.
Per questo, oggi più che mai, i musei devono essere organismi vivi, libri aperti da scrivere, permeabili e intrisi di contemporaneità. Devono custodire la memoria ma, allo stesso tempo, dialogare con il presente interrogando il futuro. In particolare quando si confrontano con la storia antica, chiamata a tendere un filo, sottile ma resistente, verso la narrazione dei nostri tempi, creando un dialogo continuo tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando. “Tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri” scriveva Mahler: e di questo fuoco, come esponenti siamo responsabili.
I musei sono quindi i luoghi della conoscenza, ma anche della conoscenza reciproca, “dell’altro da noi”. Entrare in un museo significa fare esperienza di storie, culture, sensibilità e prospettive differenti dalle nostre. Significa allenarsi a guardare il mondo con maggiore profondità e con meno diffidenza. Ogni opera, ogni reperto, ogni testimonianza custodita rappresenta una possibilità di incontro: con il passato, con l’altrove, con chi siamo stati e con chi ancora possiamo diventare. In questo senso il museo non trasmette soltanto sapere, ma educa alla comprensione, alla convivenza, alla capacità di riconoscere nell’altro non una distanza, ma una ricchezza.
Quello trascorso nel mondo della cultura è tempo liberato. Liberato dal sovrappensiero, dal tempo rincorso, dall’ansia della produttività continua. Un tempo che restituisce profondità allo sguardo e qualità alla presenza. Ed è proprio a partire da questa dimensione privilegiata, da questi spazi di osservazione reciproca, che possono crescere il senso civico, la coesione sociale e la capacità di immaginare il futuro. I musei possono e devono essere laboratori di cittadinanza, spazi aperti alle nuove generazioni, luoghi capaci di includere e di creare relazioni autentiche, ambienti nei quali si esercita naturalmente il pensiero critico e dove la curiosità viene alimentata senza forzature.
Per queste ragioni sono sempre stata attenta, e altrettanto orgogliosa, delle Attività educative di Fondazione MUVE, perché laboratori, percorsi didattici, incontri, visite partecipate, progetti per le scuole e per le famiglie rappresentano oggi uno strumento fondamentale per rendere il patrimonio realmente accessibile e condiviso. Ѐ attraverso queste esperienze il museo smette di essere percepito come uno spazio distante o elitario e diventa invece parte della vita quotidiana delle persone, luogo di crescita individuale e collettiva. Attraverso questa missione, i musei si avvicinano alle persone singole e le accompagnano verso un sentimento di comunità.
Penso al progetto “Dall’opera al racconto”, promosso da MUVE Education insieme al Comune di Venezia: un laboratorio educativo e interculturale, rivolto a studenti e studentesse neoarrivati in Italia, tra i 13 e i 16 anni, età già di per sé complessa, fragile, pensato come aiuto concreto per ragazzi che frequentano l’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado. Osservazione lenta, scrittura, ricerca bibliografica e attività collaborative rafforzano non solo le competenze linguistiche, ma anche comunicative e relazionali, stimolano il pensiero critico e, non ultimo, l’autostima. In sei anni il progetto ha coinvolto 88 persone. Più di ottanta ragazzi, che possono testimoniare un approccio più sereno alla scuola e alla vita nella nuova comunità, grazie ai musei.
Questo è solo un piccolo frangente delle 40 mila persone che hanno beneficiato delle attività servizi educativi nel 2025. Tra queste, ancora, persone provenienti da diverse comunità, a cui è dedicato “Il mio museo”, laboratorio interculturale per adulti sulla alla cittadinanza attiva, oltre alle attività di italiano L2 che utilizzano i Musei veneziani come strumenti di apprendimento linguistico, integrazione e dialogo interculturale, attraverso il patrimonio artistico, storico e naturalistico. E ancora, attività che si estendono a contesti più fragili e complessi, come la Casa di reclusione femminile della Giudecca e il Carcere di Santa Maria Maggiore, dove vengono proposti incontri dedicati alla conoscenza della città e del patrimonio culturale veneziano.
Ѐ con questo spirito che lo scorso aprile abbiamo inaugurato il nostro 14° museo, a Mestre: MUVEC – Casa delle Contemporaneità. Una casa per l’arte e per tutti, che ha scelto di accogliere i visitatori parlando 21 delle lingue maggiormente presenti a Mestre, città dal forte sviluppo e mutamento abitativo e comunitario, dove abbiamo volutamente scelto di declinare il nostro tempo al plurale: le contemporaneità sono tante, come sono diverse le prospettive, gli orizzonti, le culture, le lingue, i pensieri di chi vogliamo accogliere e riferire in questo nuovo spazio.
Sono tutte esperienze che si inseriscono nel quadro degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, promuovendo inclusione, parità, dialogo interculturale, benessere, cittadinanza attiva e sostenibilità ma che sono, prima di tutto, il DNA dei musei.
Investire nella cultura non significa soltanto sostenere un settore strategico, ma scegliere quale idea di società vogliamo costruire. Una società che riconosce il valore del patrimonio, che alimenta il pensiero, che considera la bellezza della cultura non un lusso per pochi ma un diritto condiviso. Perché la cultura non divide, non allontana, ma vive e si alimenta di dialogo, confronto, prossimità. E i musei, oggi più che mai, hanno la responsabilità e il privilegio di custodire questa possibilità.
*Imprenditrice e Manager culturale, Presidente Fondazione Musei Civici di Venezia
