Fondazione Marisa Bellisario

UN INVITO A COSTRUIRE VIE DI PACE

di Suor Anna Monia Alfieri*

«La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme». L’incipit della prima enciclica di Leone XIV – Magnifica humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale – ne riassume gli orientamenti di pensiero e di azione.

Magnifica humanitas dunque. Icastico e potente è il titolo del documento. Nella nostra società in cui sempre più si tende a dare il primato all’Intelligenza artificiale, alla tecnica, all’algoritmo, il Santo Padre ci ricorda che il primato della bellezza va all’umanità e alla sua capacità di pensiero. L’uomo è pensiero, non algoritmo. «Ogni persona è unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente dotato di coscienza, capace di cercare Dio, di servire gli altri e di prendersi cura della nostra casa comune». Messaggio tanto semplice quanto straordinario!

L’enciclica vuole porre la sua attenzione sulla “custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale”. Il Pontefice chiede di liberare l’IA «da logiche che la trasformano in strumento di dominio, esclusione o morte» e invoca il “disarmo” delle tecnologie perché si pongano al servizio del “bene comune”. Centrale è, dunque, il tema della pace.

Magnifica humanitas si colloca perfettamente sulla scia della Rerum novarum di Leone XIII, enciclica fondamento della dottrina sociale della Chiesa: le res novae, le “cose nuove” che sfidano il tempo, la storia, l’umanità sono da sempre il cuore dell’interesse della Chiesa, perché la Chiesa guarda all’uomo. E se, nel 1891, le “cose nuove” erano la rivoluzione industriale con i tanti e complessi mutamenti nel mondo del lavoro, oggi è l’Intelligenza Artificiale, con il suo potenziale e i suoi pericoli, a essere sotto gli occhi e nel cuore del Pontefice che lancia una invocazione universale: «disarmare l’IA».

La Chiesa non può rimanere a osservare i cambiamenti della società: suo compito è intervenire per la salvaguardia del genere umano, troppo spesso vittima di se stesso. Pertanto Papa Leone XIV – che ha firmato simbolicamente la Magnifica humanitas il 15 maggio, giorno della pubblicazione della Rerum Novarum – dice di sentirsi «chiamato a guardare a un’altra grande trasformazione con gli occhi della fede, con la lucidità della ragione, con l’apertura al mistero e con le grida dei poveri e della terra che risuonano nel mio cuore».

Per stessa ammissione del Santo Padre, il documento ha un’unica radice: “l’ascolto”: l’ascolto di scienziati e ingegneri che “lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze”, l’ascolto di “leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con perseveranza regole giuste”, l’ascolto di “genitori e insegnanti profondamente preoccupati per il futuro delle giovani generazioni”.

«Mi sono giunte anche altre voci, molto inquietanti, su sistemi d’arma sempre più autonomi, praticamente al di là di ogni controllo umano. Sento resoconti molto preoccupanti di algoritmi che possono impedire l’accesso all’assistenza sanitaria, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati viziati da pregiudizi e ingiustizie». Proprio per questo «l’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata».

L’enciclica è, dunque, un invito, l’ennesimo, alla costruzione di vie di pace. «La pace, non solo l’assenza di guerra, è la giustizia all’opera. Ma quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, è la pace stessa a essere a rischio. Disarmare, tuttavia, non basta. Dobbiamo costruire” (…) Solo con una visione così integrale l’Intelligenza Artificiale potrà essere orientata verso il bene comune. Solo insieme – chi progetta i sistemi e chi ne subisce le conseguenze, i Paesi più ricchi e quelli più poveri, le istituzioni e i singoli individui, i centri di potere e le periferie – saremo in grado di costruire un futuro, non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana».

Questa è «la civiltà dell’amore» proclamata con forza da San Paolo VI e da San Giovanni Paolo II.  Bello è anche l’invito finale a tutti i membri della Chiesa e della famiglia umana: «Impariamo ad ascoltarci a vicenda, ad affrontare con coraggio le sfide del presente e a cooperare alla costruzione di una società più umana e fraterna». Invito, pertanto, tutti, in particolare chi dedica il proprio impegno al lavoro educativo a leggere il documento e a riconoscere spunti utili alla riflessione e alla conseguente opera in campo educativo, proprio perché educare significa avere a che fare con il pensiero, non con un algoritmo.

* Legale Rappresentante Istituto di Cultura e di Lingue Marcelline

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