Marlinda Gianfrate*
Tra i passaggi significativi dell’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale, emerge anche la fiscalità che è indicata come uno degli strumenti di governo per la giustizia sociale ed economica.
Nel documento è presente una riflessione sulla giustizia economica nell’epoca delle trasformazioni tecnologiche e dell’Intelligenza Artificiale (paragrafi 157-164), in cui, rilevando la possibilità concreta di una sostituzione su larga scala dei posti di lavoro da parte dell’Intelligenza Artificiale, è evidenziato che saranno necessarie nuove forme di solidarietà sociale e politiche globali di redistribuzione dei benefici derivanti dalla tecnologia. L’enciclica propone una rilettura della dottrina sociale della Chiesa anche alla luce delle nuove forme di concentrazione del potere economico e tecnologico. Nei capitoli centrali, il Pontefice ribadisce la destinazione universale dei beni, l’uso sociale della proprietà e la necessità di evitare che dati, algoritmi e capitale tecnologico diventino fattori di esclusione. In tale contesto si colloca, in maniera quasi inattesa, il richiamo alla fiscalità.
Papa Leone XIV afferma la necessità di “leggi giuste e strumenti di redistribuzione che correggano gli squilibri sociali, anche attraverso sistemi fiscali che alleggeriscano il peso sui più deboli e richiedano di più a chi dispone di maggiori risorse” (paragrafo 162). Se la ricchezza prodotta dall’innovazione tende a concentrarsi, è compito delle istituzioni predisporre meccanismi fiscali capaci di preservare il bene comune e ridurre le diseguaglianze. La fiscalità progressiva si inserisce in una più ampia concezione etica dell’economia in base alla quale la giustizia sociale non può concretizzarsi in un intervento successivo alla produzione della ricchezza, bensì deve attraversare tutte le fasi dell’attività economica, dalla produzione al consumo, dal finanziamento alla distribuzione.
Nell’ottica della concretezza, il documento fissa alcuni criteri di azione stabili anche nell’era dell’Intelligenza Artificiale e cita misure di equità, tra cui la fiscalità, che “devono correggere gli squilibri creati dalla concentrazione di ricchezza e potere” (paragrafo 164).
Pare opportuno chiedersi se l’attenzione alla fiscalità come strumento di governo rappresenti una novità nel magistero papale. Già le encicliche di Papa Francesco (la Laudato si’ del 2015 e la Fratelli tutti del 2020) avevano denunciato le ingiustizie di un’economia che produce anche esclusione e scarto sociale, e avevano rivendicato la necessità che la politica recuperasse il primato sull’economia. Tuttavia, in nessuno dei due documenti si era giunti a nominare la leva fiscale come strumento correttivo delle disuguaglianze. In questo risiede la novità introdotta dall’enciclica di Papa Leone XIV: Magnifica humanitas indica alcuni strumenti e la fiscalità, non più confinata a una questione tecnica affidata ai governi, diventa una responsabilità collettiva e, di conseguenza, parte integrante della “custodia della persona”.
Il richiamo alla fiscalità redistributiva acquista una particolare forza se inserito nel contesto delle attuali istanze globali di riforma della fiscalità internazionale. Negli ultimi anni, infatti, il tema della giustizia fiscale è centrale nel dibattito internazionale, per impulso principalmente delle Nazioni Unite e dei paesi del cosiddetto “Global South”, che contestano un sistema tributario internazionale percepito come sbilanciato a favore delle economie avanzate. Le istanze riguardano una maggiore progressività fiscale all’interno dei singoli Stati e più in generale una revisione dei principi che regolano la tassazione delle imprese multinazionali, dei grandi patrimoni e dei flussi finanziari transnazionali. La recente iniziativa delle Nazioni Unite per una Convenzione quadro sulla cooperazione fiscale internazionale, sostenuta dai paesi in via di sviluppo, nasce dall’esigenza di costruire un sistema «più inclusivo, efficace ed equo», capace di contrastare erosione della base imponibile, evasione ed elusione fiscale globale.
In tale contesto, il riferimento esplicito alla fiscalità nell’enciclica può essere letto come un intervento di rilievo etico-politico: l’idea di una fiscalità redistributiva supera il livello nazionale, e suggerisce una responsabilità che va condivisa a livello internazionale nel correggere concentrazioni eccessive di ricchezza e asimmetrie strutturali. A tal proposito va rilevato anche il richiamo nell’enciclica al valore stesso delle organizzazioni internazionali, in particolare le Nazioni Unite, quali strumenti essenziali per il dialogo tra le nazioni, lo sviluppo dei popoli e la riduzione delle disuguaglianze, anche se si riconosce la corrente debolezza e il ruolo attualmente limitato del multilateralismo rispetto al perseguimento del bene comune (paragrafo 226).
Nel dibattito acceso in ambito globale, il monito di Papa Leone XIV arriva chiaro e diretto: i benefici della rivoluzione tecnologica e digitale non possono rimanere patrimonio esclusivo di pochi. Distribuirli, anche tramite una fiscalità equa, è una questione di giustizia sociale ed economica.
*Esperto fiscale
