Fondazione Marisa Bellisario

PERCHÉ IL SÌ DIFENDE I CITTADINI, NON IL POTERE

di Francesca Scopelliti*

«Non può essere imparziale il giudice che indossa la stessa toga di chi accusa», questo direbbe Enzo Tortora dopo aver vissuto sulla propria pelle un processo in cui l’equilibrio tra accusa e giudizio è mancato in maniera esplicita e vedrebbe nella separazione delle carriere una riforma giusta per rendere il sistema più equo, più trasparente, più giusto per i cittadini.

La vicenda giudiziaria di Enzo è l’esempio pratico di come la connivenza tra magistrati requirenti e giudici sia alla base dell’errore giudiziario.

Arrestato senza una prova, fu rinchiuso nel carcere di Regina Coeli con il benestare del Giudice Istruttore, primo giudice compiacente alla linea accusatoria senza una prova. E più tardi, fu condannato a dieci anni dal Giudice del processo di primo grado sempre senza una prova, ma solo sulla base di dichiarazioni fragilissime e falsissime di pentiti “istruiti ad hoc” con un copione da recitare, perché operava un sistema corporativo che doveva proteggere l’inchiesta e chi l’aveva costruita. I due procuratori del maxi blitz contro la NCO.

Un giudice terzo e imparziale non avrebbe autorizzato quell’arresto, non avrebbe avallato una condanna senza prove.

E c’è un fatto che viene sempre taciuto. I magistrati e i giudici che furono gli artefici di quell’errore (crimine, direi meglio) giudiziario non subirono alcuna reale conseguenza. Anzi proseguirono con riconoscimenti e avanzamenti di carriera. Altro che cultura della giurisdizione. Quella che travolse Tortora fu cultura del potere e del corporativismo, non certo della verità. Questo è quello che denunciamo noi del Sì, questo è quello che protegge il partito del No, dell’Anm.

Lo dimostrano le fake news diffuse oggi dai magistrati che continuano a parlare di attentato alla Costituzione e alla loro indipendenza da parte della politica. Ma non è così. Basta leggere il testo della legge di riforma per capire che l’obiettivo è esattamente l’opposto: rendere i magistrati soggetti solo alla legge, come tutti i cittadini. Questa è uguaglianza, questo è stato di diritto.

Di più. La riforma, proponendo il sorteggio per comporre il Csm e l’Alta Corte, si prefigge di liberare la magistratura e l’ordinamento giudiziario dal giogo delle correnti, dal potere di quell’Anm, un’associazione privata che determina, “costruisce” il Csm, organo costituzionale.

Questo dice la riforma referendaria per la separazione delle carriere e per questo voto sì. Perché il sì difende i cittadini. Non difende il potere.

*Presidente Comitato Cittadini per il Sì

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