di Antonella Sberna*
Se Bruxelles è il luogo delle decisioni, i Comuni sono il luogo dei risultati. Infatti, è nei territori che l’Europa smette di essere astratta e diventa vita reale per le persone. È solo così che possiamo camminare al fianco dei cittadini e rispondere alle richieste che arrivano da chi più di tutti conosce le loro aspettative: Regioni, provincie, comuni, associazioni e imprese. Una comunità viva, fiera e appassionata.
Proprio dalle loro domande è nata la mia idea di una giornata di formazione, intitolata “Dall’Europa ai territori: come utilizzare i fondi UE per lo sviluppo locale”, con la partecipazione del vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto. L’obiettivo è stato mettere in dialogo istituzioni, università e amministrazioni locali, ma con un cambio di paradigma: incontrarsi in presenza, lì dove i progetti diventano sostanza. Con la consapevolezza che oggi la vera sfida non è solo ottenere risorse, ma saperle trasformare in progetti concreti e benefici visibili per i cittadini.
A sindaci, assessori e funzionari chiediamo di programmare, spendere, rendicontare, affrontare emergenze e innovare, spesso in un quadro normativo che cambia rapidamente e con strumenti nuovi che si innestano su strutture amministrative già sotto pressione. Per questo la formazione non è un adempimento formale, ma un investimento sulle capacità, sulla qualità della spesa pubblica e sulla credibilità delle istituzioni europee.
La partecipazione di amministratori provenienti da tutto il Lazio a Viterbo, nell’Aula Magna l’Università della Tuscia, ha confermato quanto fosse sentita l’esigenza di un momento di confronto operativo. È stato in questo senso importantissimo il sostegno dell’Anci Lazio nella realizzazione di una giornata così intensa di contenuti.
Tutto questo avviene in una fase particolarmente delicata. Siamo nel pieno dell’attuazione dei fondi di coesione e nella chiusura del PNRR, mentre allo stesso tempo si discute già della nuova architettura finanziaria post-2027. Questa sovrapposizione può generare incertezza. Governare la transizione significa evitare che i territori restino bloccati tra regole che non funzionano più e altre che non sono ancora pienamente definite. È qui che il dialogo diventa decisivo: per capire cosa può essere fatto subito, dove esistono margini di flessibilità e come agire in modo efficace con le istituzioni europee.
La revisione di medio periodo della politica di coesione, promossa proprio dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, ha riportato al centro una consapevolezza molto concreta: come rendere i fondi europei più semplici, più rapidi e più vicini ai bisogni reali delle persone. Servono meno complicazioni, più chiarezza nelle regole e una programmazione capace di adattarsi alle priorità dei territori, dall’abitare alla competitività locale, dai servizi essenziali alle aree interne e rurali. Grazie al lavoro svolto con la revisione di medio termine, la coesione non è più una politica del passato programmata nel 2018, è lo strumento con cui l’Europa accompagna le transizioni senza lasciare indietro nessuno.
Colgo l’occasione di questa newsletter della Fondazione Marisa Bellisario per rivolgere uno sguardo particolare anche alla promozione delle donne. I fondi di coesione possono diventare un motore concreto per sostenere l’occupazione femminile, l’imprenditoria, la conciliazione tra vita e lavoro e l’accesso ai servizi. Rafforzare il ruolo delle donne significa rafforzare l’intero tessuto sociale ed economico dei territori.
Infine, guardando al prossimo Quadro finanziario pluriennale, è fondamentale che i territori restino protagonisti e che venga valorizzato fino in fondo il loro potenziale. In questo percorso va riconosciuto il ruolo determinante del Governo guidato da Giorgia Meloni, che ha contribuito a imprimere un cambio di passo all’Europa. Dalla coesione alla PAC, si sta passando da un’impostazione lontana a una visione fondata su un vero patto con i territori, costruito insieme a Regioni ed enti locali. Per gli amministratori questa differenza è sostanziale, significa poter programmare in base ai bisogni reali delle comunità e non limitarsi a gestire decisioni prese altrove.
Ringrazio infine l’Università della Tuscia e la comunità accademica. Proprio Tiziana Laureti è la prima rettrice donna a guidare l’Ateneo, e ha dimostrato sin da subito grandi capacità di visione strategica e un forte impegno verso l’innovazione e il rafforzamento del ruolo dell’Università nel territorio e nel panorama nazionale. E ringrazio inoltre l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, la Rappresentanza della Commissione europea e tutti i relatori, a partire dal vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto.
Il dialogo tra istituzioni, università e amministrazioni locali è la chiave per trasformare le risorse in sviluppo e le politiche in risultati concreti. È dai territori che passa il futuro dell’Europa.
*Vicepresidente del Parlamento europeo
