di Safiria Leccese*
«La tecnologia non è un male, ma non è neutrale. Assume il volto di chi questa tecnologia la pensa, la finanzia, la regola e la usa».
Boom!
Papa Leone non fa sconti e la prima parola che mi viene in mente pensando a questo Enciclica è: magnifica!
Ma non perché è così il suo titolo, ma perché la trovo splendida!
Splendida perché parla dell’uomo, non parla dell’intelligenza artificiale, parla dell’umanità.
E del progresso, vero o presunto, della famiglia umana in questo nostro tempo!
E siccome lui, è a capo della Chiesa che esiste da più di 2000 anni, sa bene che l’umanità in ogni tempo storico si è trovata sempre e si trova oggi in quel confine che è insito nell’ Uomo: portatore di una scintilla di eternità che deve fare i conti con il contesto nel quale di volta in volta si viene a trovare!
Non è un caso che gli esperti considerino la Magnifica Humanitas di Papa Leone una continuazione della Rerum Novarum, rivoluzionaria enciclica firmata 135 anni fa da Papa Leone XIII, fondamento di tutta la dottrina sociale dell’incarnazione dei valori umani e cristiani nell’ordinarietà della vita lavorativa.
Papa Leone ci ricorda che il progresso è reale e non solo sulla carta se contribuisce alla crescita dell’umanità tutta intera e questo apre un mondo di considerazioni.
Pensiamo una cosa semplice: chi progetta gli algoritmi che tipo di valori porta avanti? Perché a seconda dei valori di cui è portatore, quelli in cui fa davvero riferimento, darà vita a determinati meccanismi. Esempio semplice: è orientato solo al business? Magari non farà attenzione se creerà dipendenza anche nei giochi dei minori, se troverà il modo di tenerli incollati le ore allo schermo, andrà bene se questo significherà maggiori acquisti, maggiori consumi o, nel caso degli adulti, maggiore acquisizione dei dati e ancora soldi.
Altro esempio semplice: chi è che può accedere a questa marea di dati? Pochi! ma non può essere che qualcosa di così potente come un’intelligenza artificiale possa diventare qualcosa maneggiato da pochi, perché questo rischia di diventare più di una dittatura.
In sostanza, la tesi totalmente condivisibile di Papa Leone è che qualsiasi strumento, e lui ce lo ricorda in ogni capitolo, è uno strumento. E ci riporta all’antica visione di non cadere nella tentazione sempre attuale di confondere i mezzi e i fini, perché il fine ultimo è sempre l’uomo è la persona.
Lo strumento resta un mezzo per quanto potente
Ma anzi più è potente il mezzo come in questo caso, e più si deve alzare la soglia dell’attenzione verso la custodia della persona umana.
Ancora: più potente è il mezzo e più è rischioso l’uso che se ne fa, dato che si presta a ogni uso, dal più etico – e pensiamo alle operazioni salvavita che soltanto 10 anni fa non esistevano o alla possibilità di curare le persone da remoto – fino all’uso peggiore, cioè quello di alimentare le guerre, i conflitti.
E se è vero, come noi crediamo, quello che scrive Papa Leone, allora deve essere anche vero che questi mezzi possono usarli menti già formate, che si sono nutrite di altri contenuti e poi possono imparare a maneggiare questi. Non può essere qualcosa dato in pasto a dei soggetti deboli o in via di formazione
Papa Leone nell’enciclica fa un passaggio sui giovani e dice di come siano chiamati a «essere protagonisti di un tempo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile».
Ecco, credo che in questo nostro tempo, segnato dall’avvento dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie avanzate, questa sia la più bella, la più grande, la più difficile eredità che noi adulti siamo chiamati a preparare e a lasciare!
*Giornalista e conduttrice televisiva Mediaset
