di Olga Urbani*
Vado molto spesso a New York, dove i miei antenati iniziarono a esportare il tartufo agli inizi del secolo scorso, nell’immediato primo dopo-guerra.
Dopo pochi giorni qui, respiro già un’America strana, diversa dal solito. Nonostante i tentativi di Trump di promuovere i suoi successi economici e la promessa di un “boom”, molti americani sono preoccupati per l’andamento della situazione economica che non migliora come invece promesso, con un deciso calo della fiducia dei consumatori rispetto all’anno precedente.
Si percepiscono dubbi sempre più consistenti anche all’interno dei sostenitori di Trump, specialmente riguardo alle nuove tensioni in Medio Oriente e più in generale, rispetto alla gestione della politica estera, che molti considerano incoerente con la promessa di non impantanarsi in conflitti stranieri. Da quando sono qui, ho avuto la sensazione di una progressiva mobilitazione della popolazione che percependo una minaccia alla democrazia, scende in strada in segno di protesta contro quello che viene definito il “metodo Trump”, caratterizzato da militarizzazione, azioni contro i media e cambiamenti radicali ed improvvisi nelle istituzioni.
Per una piccola parte dell’elettorato, il sentimento prevalente rimane la fascinazione per la vittoria di un’opzione percepita come “anti-sistema”, godendo della scommessa su una politica spregiudicata e della rottura con l’establishment ma la maggioranza mostra una bassa fiducia nei leader politici, alimentata da continue polemiche e rivelazioni.
Chiedo, mi informo meglio e quello che comprendo è che l’America appare sempre più divisa tra chi sostiene la “rivoluzione” trumpiana ( sempre meno ) e chi teme le conseguenze delle sue politiche, con una crescente incertezza sulla stabilità economica e geopolitica del Paese.
La nostra alleanza con questo Paese non è certo una novità ma il risultato di un lungo processo di consolidamento che dura ormai da 80 anni anche se, in questo momento, rimanerne fedeli sta diventando sempre più difficile.
Nel periodo Covid, Trump era apparso come un porto sicuro per le nostre imprese americane, avendo reagito in modo concreto e rapido mettendo anche a disposizione contributi per affitti e dipendenti. Forse per questo motivo, mi ero sentita felice nel momento in cui vinse le elezioni per il suo secondo mandata ma mai avrei immaginato di poter passare, con questa rapidità, al sentimento opposto.
Quello che più mi sconvolge è il suo linguaggio e l’abbondanza di contraddizioni che creano dubbi e incertezza a tutti coloro che come me hanno deciso di investire nel sogno americano che all’improvviso, a causa sua, si mostra decisamente ridimensionato.
I consumi dei beni di lusso nel frattempo hanno subito una forte contrazione, in modo particolare chi sembra rimasto in attesa e si astiene dallo spendere sono tutti quei ricchi americani la cui origine risiede nei paesi dove attualmente la guerra imperversa. E così tutti gli ebrei non vanno più nei ristoranti, i russi idem, causando una contrazione notevole dei consumi e quindi anche del mio tartufo. Anche il turismo ha subito un calo del 13 % e quindi un Paese visto come storicamente accogliente, una delle prime mete scelte dagli Europei, oggi è guardato con diffidenza e con un po’ di apprensione. Alcuni americani si dicono soddisfatti che Trump abbia azzerato gli ingressi dei messicani, ma altri si lamentano che manca la manodopera di base, oppure chi odia i suoi dazi e teme che gli scaffali saranno presto vuoti delle prelibatezze di altri Paesi.
Mentre sono nella Grande Mela, prendo il taxi anche 4 o 5 volte al giorno e mentre faccio il gesto di alzare la mano, ecco che se ne fermano 3 o 4 ! Un tempo dovevo pregare e sperare di trovarne almeno uno! I driver a cui chiedo si lamentano, dicono che girano a vuoto perché gli americani vanno in metro o prendono l’autobus, non possono più spendere come un tempo.
Insomma un’America difficile da riconoscere. Ma quello che mi domando senza trovare pace è anche molto altro. Dove sono finiti i valori come la difesa ad oltranza della vita? Davvero ormai, nulla conta più dell’accaparrarsi ricchezze materiali senza fine sovvertendo qualsiasi equilibrio anche a rischio della Pace mondiale? È davvero questa la direzione? Ed è mai possibile che il Presidente di cotanto Paese agisca solo in base a interessi economici?
Sono questi gli interrogativi che sempre più spesso mi pongo e ai quali faccio sempre più fatica provare a rispondere anche a causa di uno scenario americano sempre meno in grado di esercitare quel ruolo di bussola globale che ha rappresentato nei passati decenni.
*Imprenditrice, Gruppo Urbani Tartufi
