di Loredana Conidi* e Marlinda Gianfrate**
Il 5 marzo 2026 la Commissione europea ha presentato la Gender Equality Strategy 2026-2030 (la Strategia per la parità di genere 2026-2030), il documento programmatico dell’Unione Europea volto a promuovere la parità di genere nel prossimo quinquennio. La strategia traduce in azione la visione a lungo termine tracciata dalla Roadmap for Women’s Rights, adottata dalla stessa Commissione nel 2025, che ha fissato principi generali e impegni comuni per gli Stati membri, con la finalità di rafforzare il ruolo dell’Unione Europea come promotrice a livello globale dei diritti delle donne e dell’uguaglianza di genere. La Strategia persegue due obiettivi: realizzare interventi specifici nei settori in cui le disuguaglianze sono più evidenti e integrare la prospettiva di genere in tutte le politiche pubbliche attraverso il gender mainstreaming.
La Commissione ribadisce che la parità di genere è un valore fondamentale dell’Unione Europea ed è indispensabile per il raggiungimento dei suoi obiettivi strategici, dalla difesa della democrazia e dello Stato di diritto alla promozione della coesione sociale e al rafforzamento della sicurezza e della competitività.
La Strategia per la parità di genere si basa sui risultati ottenuti dalla precedente Strategia 2020-2025 e garantirà che l’Unione Europea contribuisca al raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile n. 5 dell’Agenda 2030, degli obiettivi della piattaforma d’azione di Pechino e degli obblighi previsti dalla Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne.
La Strategia si articola secondo gli otto principi chiave delineati dalla Roadmap: lotta alla violenza di genere, accesso ai più alti standard di salute fisica e mentale, parità di retribuzione, equilibrio tra lavoro e vita privata e cura, partecipazione al mercato del lavoro, accesso alle opportunità educative, rappresentanza nei processi decisionali e meccanismi istituzionali che garantiscono i diritti delle donne.
Nel contesto della lotta alla violenza di genere, si segnala una novità rispetto alla precedente strategia 2020-2025: considerato il ruolo delle tecnologie digitali, è dedicato spazio al diffondersi di fenomeni quali la cyberviolence contro le donne, la diffusione di deepfake sessuali e deepnudes e discriminazioni e bias di genere negli algoritmi e nell’intelligenza artificiale. Per affrontare le nuove forme di violenza e discriminazione online la Commissione prevede interventi normativi e politiche di prevenzione specifiche.
Tra gli obiettivi indicati figura il rafforzamento dell’indipendenza economica delle donne, considerata un prerequisito fondamentale per una reale parità. In tale contesto, la riduzione del gender pay gap è prioritaria. Per affrontare tale problema, la Commissione punta sull’attuazione della Pay Transparency Directive (in corso di attuazione anche in Italia), che favorisce la trasparenza salariale e facilita l’individuazione delle discriminazioni retributive.
Un altro ambito centrale riguarda la partecipazione femminile al mercato del lavoro, ancora inferiore di circa dieci punti percentuali rispetto a quella maschile. Tra i fattori che contribuiscono a tale situazione figurano la distribuzione diseguale del lavoro di cura, la diffusione del lavoro part-time tra le donne e la presenza di incentivi distorsivi nei sistemi nazionali, compresi alcuni meccanismi fiscali e di welfare che possono scoraggiare la partecipazione femminile al lavoro.
Dal punto di vista fiscale, la Commissione – pur riconoscendo che la politica fiscale resti prevalentemente competenza degli Stati membri – intende affrontare tali problematiche attraverso analisi comparative e raccomandazioni di policy volte a rimuovere eventuali disincentivi economici al lavoro femminile. La dimensione fiscale emerge anche nel contesto delle politiche sociali e redistributive. La Strategia evidenzia che il rischio di povertà o esclusione sociale è particolarmente elevato per alcune categorie di donne, come le madri single o le donne anziane. Un esempio di intervento con implicazioni fiscali riguarda la tassazione dei prodotti per l’igiene femminile. La modifica nel 2022 della direttiva IVA ha consentito agli Stati membri di applicare aliquote ridotte o a pari a zero su tali prodotti, contribuendo ad affrontare il fenomeno della “menstrual poverty”. Tuttavia, la Commissione sottolinea che misure fiscali di questo tipo, pur utili, devono essere integrate con politiche più mirate, come la distribuzione gratuita di prodotti igienici ai gruppi vulnerabili.
La Strategia dedica anche particolare attenzione all’accesso ai finanziamenti e agli investimenti. Le imprese guidate da donne ricevono attualmente meno del 3% dei finanziamenti di venture capital nell’Unione Europea, evidenziando un significativo divario nell’accesso al capitale. Per affrontare tale disparità, la Commissione promuove strumenti di gender-smart financing, obiettivi di investimento sensibili al genere nei programmi europei e iniziative come il Gender Finance Lab in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti.
Un elemento trasversale della strategia riguarda infine l’integrazione della prospettiva di genere nella programmazione finanziaria dell’Unione Europea. Nel quadro del futuro bilancio pluriennale 2028-2034, la Commissione intende rafforzare il monitoraggio della spesa pubblica destinata alla promozione della parità di genere e sviluppare metodologie per tracciare e valutare l’impatto delle politiche di bilancio su uomini e donne. Tale approccio, noto come gender budgeting, mira a rendere più efficace l’utilizzo delle risorse pubbliche e a garantire che i programmi europei contribuiscano concretamente alla riduzione delle disuguaglianze di genere.
Dall’analisi della Strategia emerge come la parità di genere continui a rappresentare una priorità centrale per l’Unione Europea. In un contesto internazionale in cui i diritti delle donne sono talvolta oggetto di pressioni e regressioni, la Commissione rafforza il proprio impegno attraverso interventi nomativi, politiche economiche e strumenti finanziari. L’approccio adottato conferma dunque la crescente integrazione della prospettiva di genere nelle politiche pubbliche, incluse quelle fiscali e di bilancio, con l’obiettivo di raggiungere una società più equa dal p di vista del genere.
*Equity Partner, Gatti Pavesi Bianchi Ludovici
** Of Counsel, Gatti Pavesi Bianchi Ludovici
