Fondazione Marisa Bellisario

FARE DELLA LIBERTÀ DELLE DONNE UNA CONDIZIONE CONCRETA, MISURABILE E ACCESSIBILE

di Martina Semenzato*

8 marzo, la Giornata internazionale dei diritti delle donne. Diritti che sono una responsabilità quotidiana, un tema da affrontare tutti i giorni concretamente.

Non parliamo solo di donne, parliamo di libertà, di identità, di dignità, di coraggio e di complessità. Donne profonde e reali, non ideali astratti.

Donne che oggi cambiano la narrazione della politica, della finanza, della medicina, del diritto, della pace. Donne che non chiedono più il permesso di esistere ed essere sé stesse. Un 8 marzo senza vittimismo, con meno slogan e più proposte, un percorso legislativo tracciato e spesso condiviso.

Mi sento di rappresentare un movimento di donne che esce, sul tema della qualità di genere, dalla guerra culturale permanente, che esce dalla strumentalizzazione politica e parla invece di stabilità, responsabilità e collaborazione istituzionale.

E allora la prima responsabilità politica è dire la verità: sul tema della violenza di genere che inevitabilmente dobbiamo trattare anche l’8 marzo, dobbiamo dire che non è un fatto privato. È una questione pubblica. Non è un raptus, è potere. Non è marginalità, ma è cultura.

Ed è proprio nella cultura del potere che si annida una forma di violenza meno visibile, meno raccontata, ma altrettanto devastante, un punto della mia Commissione fondamentale: la violenza economica, un tema che purtroppo in passato è stato molto sottovalutato dalle Istituzioni, ma che oggi è sempre più centrale grazie anche al lavoro corale che stiamo facendo con la Commissione parlamentare di inchiesta che presiedo.

La violenza economica è togliere l’accesso al conto corrente. È impedire di lavorare. È controllare ogni spesa. È costringere a firmare documenti senza comprenderli. È accumulare debiti a nome della partner.

Non lascia lividi. Non produce referti del pronto soccorso. Ma produce dipendenza, paura, isolamento. E soprattutto produce silenzio. Molte donne restano in una relazione violenta perché non vedono violenza. Restano perché non vedono un’alternativa concreta.

E allora dobbiamo lavorare sulla libertà personale e la libertà personale è inseparabile dall’indipendenza economica. Senza autonomia finanziaria, senza educazione finanziaria, la libertà è una parola fragile.

La violenza economica non è solo un problema individuale. È una questione di sistema. 

Per questo contrastare la violenza economica significa fare politiche industriali, politiche fiscali, politiche sociali.

«Non ho mai pensato che esistano delle politiche femminili, ma invece sono convinta che esista una visione femminile della politica» – ha detto bene la premier Giorgia Meloni.

Se l’8 marzo deve avere un senso, che sia questo: fare della libertà delle donne una condizione concreta, misurabile e accessibile.

*Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere

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