Fondazione Marisa Bellisario

LA DONNA E LA FEMMINILITÀ IN IRAN

di Mahdis Vakili*

Una storia di rispetto, decenni di repressione e la lotta delle donne iraniane per la libertà.

Essere donna in Iran è stato per lungo tempo motivo di orgoglio. Nella storia e nella cultura iraniana, la donna non è stata considerata un essere di seconda categoria, ma una parte essenziale dell’identità sociale, culturale e persino politica della società. In molti periodi storici dell’Iran, le donne hanno svolto ruoli importanti non solo nella famiglia ma anche nella struttura sociale e perfino militare del paese, raggiungendo posizioni e gradi elevati. In un’epoca in cui in molte parti del mondo le donne erano private dei diritti umani più elementari, in Iran la visione della donna era accompagnata da rispetto e valore. Mentre in alcune culture le donne non avevano nemmeno il diritto a una vita autonoma e in alcune tribù arabe esisteva la pratica di seppellire vive le bambine, nella cultura iraniana la donna era riconosciuta come pilastro della famiglia, motivo di orgoglio e parte della dignità della società. Anche nei miti e nella storia dell’Iran si trovano numerosi esempi di donne forti e influenti. Le donne non avevano soltanto ruoli familiari limitati, ma erano presenti nella cultura, nella politica e persino nei campi di battaglia. Questa visione della donna faceva parte dell’antica cultura iraniana, che considerava la donna come partner e compagna dell’uomo nella costruzione della società.

Con l’ingresso dell’Islam in Iran, anche le condizioni sociali e giuridiche delle donne subirono cambiamenti. In molti periodi storici successivi all’arrivo dell’Islam, la situazione delle donne iraniane divenne simile a quella delle donne in molte altre società islamiche. Gradualmente, nelle strutture sociali e giuridiche la donna venne riconosciuta come un genere con diritti più limitati rispetto all’uomo, e in molti ambiti la sua presenza e il suo ruolo sociale furono ridotti. Questi cambiamenti non furono soltanto il risultato di trasformazioni religiose, ma anche della combinazione di diversi fattori storici, politici e sociali. Tuttavia, il risultato in molti periodi fu una diminuzione del ruolo sociale delle donne e la limitazione delle loro opportunità in diversi ambiti.

Nel ventesimo secolo, con l’inizio del processo di modernizzazione dell’Iran, la questione della posizione delle donne tornò a diventare uno dei temi centrali delle trasformazioni sociali del paese. Reza Shah Pahlavi, considerato il fondatore dell’Iran moderno, avviò profonde riforme nella struttura sociale dello Stato. Una delle misure più importanti in questo percorso fu la politica di abolizione del velo tradizionale obbligatorio e l’incoraggiamento della presenza delle donne nello spazio pubblico della società. Questa misura, sebbene incontrasse anche resistenze, faceva parte di un progetto più ampio di modernizzazione della società iraniana. L’obiettivo era permettere alle donne di partecipare attivamente all’istruzione, al lavoro e alle attività sociali.

Il percorso di trasformazione della posizione delle donne in Iran non fu semplice. Questi cambiamenti incontrarono molte opposizioni culturali e sociali. Tuttavia, nonostante tutte le difficoltà, le donne iraniane riuscirono gradualmente a conquistare una nuova posizione nella società.

Durante il regno di Mohammad Reza Shah Pahlavi, questo processo proseguì con maggiore rapidità. Le riforme sociali e culturali di quel periodo offrirono nuove opportunità alle donne iraniane. Le donne entrarono nelle università, iniziarono a lavorare in diversi settori e svolsero ruoli attivi in molte sfere sociali e professionali. Uno dei cambiamenti più importanti di questo periodo fu la concessione del diritto di voto alle donne. Questo passo portò ufficialmente le donne nella sfera politica del paese. Di conseguenza, le donne iraniane furono presenti non solo negli ambiti culturali e sociali ma anche nella politica.

In quel periodo le donne iraniane lavoravano in molti campi, tra cui medicina, istruzione, arte, amministrazione e perfino in alcune cariche statali. La società iraniana si stava muovendo verso un modello in cui donne e uomini partecipavano insieme alla costruzione del futuro del paese. In questo contesto anche il ruolo dell’imperatrice Farah Pahlavi fu significativo. Ella non solo come regina dell’Iran ma anche come sostenitrice della cultura, dell’arte e dell’educazione svolse un ruolo importante nello sviluppo sociale del paese. Il sostegno all’arte, ai musei, alle università e alle attività culturali fu parte degli sforzi compiuti in quel periodo per lo sviluppo culturale dell’Iran. L’imperatrice Farah ebbe anche un ruolo attivo in molti programmi sociali e culturali dedicati al miglioramento della condizione delle donne e dei bambini. Per molte donne iraniane la sua presenza rappresentava un simbolo di rispetto e valore delle donne nella struttura sociale del paese.

Tuttavia, nel 1979 accadde un evento che cambiò completamente il corso della storia dell’Iran. La rivoluzione islamica trasformò la struttura politica e sociale del paese e portò alla nascita di un governo religioso. Uno dei primi ambiti colpiti da questi cambiamenti fu la posizione delle donne nella società.

Nei primi anni dopo la rivoluzione, molte delle libertà che le donne avevano ottenuto nei decenni precedenti furono limitate. Furono introdotte nuove leggi basate su una particolare interpretazione della legge islamica, che in molti casi limitavano i diritti delle donne. Il velo obbligatorio fu uno dei primi e più evidenti simboli di questi cambiamenti. Donne che prima avevano il diritto di scegliere il proprio abbigliamento furono costrette a rispettare rigide regole sull’abbigliamento. Ma la questione non si limitava all’abbigliamento. Molte opportunità lavorative e sociali per le donne furono limitate. In alcuni settori la presenza femminile diminuì e in alcuni casi perfino il diritto alla vita delle donne in determinate circostanze fu messo in pericolo.

Tuttavia, le donne iraniane non hanno mai smesso di lottare per i propri diritti. Negli ultimi quarantasette anni, le donne in Iran sono state tra i gruppi sociali più attivi nell’opposizione alle strutture restrittive. In molte proteste sociali e politiche in Iran, le donne sono state in prima linea. Più volte hanno resistito alla repressione e hanno lottato per la libertà e la dignità umana.

La violenza contro le donne in Iran non si limita alle restrizioni legali. Essa ha dimensioni molto più ampie. Attacchi con l’acido contro le donne, stupri, omicidi familiari e varie forme di violenza domestica fanno parte della dura realtà che molte donne iraniane hanno affrontato.

Durante le proteste del 2009, del 2017 e in particolare durante la rivolta del 2022, sono stati pubblicati numerosi rapporti su violenze gravi contro donne manifestanti. In alcuni casi si è parlato di colpi sparati direttamente agli occhi dei manifestanti o addirittura a parti sensibili del corpo. Sono stati inoltre pubblicati rapporti sull’uso dello stupro come strumento di tortura e umiliazione contro donne detenute. Questi casi dimostrano che la violenza contro le donne in Iran non è solo violenza sociale ma in alcuni casi è diventata anche uno strumento di controllo politico.

La rivolta del 2022, conosciuta con il nome di Mahsa Amini, rappresenta un punto di svolta nella storia contemporanea dell’Iran. Mahsa Amini, una giovane donna arrestata dalle forze governative a causa del suo abbigliamento, morì durante la detenzione. La sua morte scatenò un’ondata di rabbia e proteste in tutto l’Iran. Molte donne scesero nelle strade per protestare contro le leggi obbligatorie e restrittive. Durante queste proteste le donne hanno svolto un ruolo centrale. Con grande coraggio hanno affrontato la repressione e hanno fatto sentire la propria voce al mondo.

Esistono molti esempi simili nella storia contemporanea dell’Iran. Negli ultimi quattro decenni sono stati segnalati numerosi casi di violenza, arresti, torture e repressione contro donne manifestanti. Tuttavia, la lotta delle donne iraniane non si limita alle proteste di strada. Esse hanno cercato il cambiamento anche nei campi culturali, sociali e politici.

La richiesta di molte donne iraniane oggi è chiara: vogliono un governo che non sia basato

sulla religione e che garantisca i diritti dei cittadini senza discriminazioni.

Tra i diversi movimenti politici iraniani, molte donne e attiviste politiche ricordano il ruolo di Reza Pahlavi come figura possibile per guidare il periodo di transizione. Per loro questo non significa semplicemente tornare al passato, ma cercare un futuro in cui libertà, legge e dignità umana siano garantite. Per molte donne iraniane il ricordo del periodo Pahlavi rappresenta il ricordo di un’epoca in cui le donne potevano partecipare attivamente a molte sfere sociali e professionali. Per questo motivo nelle manifestazioni di protesta si sentono spesso slogan a sostegno del Principe Reza Pahlavi, e molte donne lo considerano il simbolo di un possibile percorso per il futuro dell’Iran. Tuttavia, ciò che conta più di tutto è il desiderio delle donne iraniane di libertà e dignità umana.

Nel corso della storia le donne iraniane hanno dimostrato di non essere soltanto vittime dei cambiamenti sociali, ma anche una delle principali forze di trasformazione della società. Oggi le donne iraniane si trovano ancora in prima linea nella lotta per la libertà e continuano a resistere con determinazione di fronte a minacce, pressioni e persecuzioni.

Alla fine resta una verità fondamentale: nessuna società può essere libera senza la libertà delle donne.

Le donne iraniane oggi vedono la propria libertà nel superamento dell’attuale governo religioso e nel percorso di transizione guidato dal Principe Reza Pahlavi.

Viva l’Iran. Libero Iran e libera donna iraniana. Javid Shah.

*Vice presidente Associazione VOI

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