Fondazione Marisa Bellisario

II MONDO CHE NON C’È PIÙ

di Ornella Del Guasto*

Il 24 aprile si è svolto uno stimolante incontro presso la Fondazione Marisa Bellisario che si va accreditando in Europa come una delle più rispettate (probabilmente la più rispettata), tra le lobbies femminili, sempre in prima fila nella denuncia delle sofferenze e sopraffazioni che subiscono le donne nel mondo. Questa volta la presidente Lella Golfo ha colto l’occasione di poter riunire tre testimoni – la Principessa Yassmin Pucci Pahlavi, Mahdis Vakili e Amir Sharifi – che hanno drammaticamente testimoniato come le indescrivibili persecuzioni che stanno da anni subendo le iraniane sotto il Regime di Teheran siano state paradossalmente aggravate dallo scoppio della guerra voluta da USA e Israele. L’Iran sta dimostrando di essere in grado di resistere agli attacchi.

Tutto è cominciato quando Trump all’inizio del suo secondo mandato ha deciso di mandare un messaggio chiaro alla Cina e ai suoi alleati: non sarebbero riusciti a strappare agli USA la leadership del mondo. Appena insediato, nella sua smania di protagonismo, si è mosso ufficializzando il confronto per vie traverse prima con l’Ucraina poi con il golpe in Venezuela dietro il pretesto del petrolio. Da qui è cominciato il caos geopolitico mondiale.

Dopo Caracas, in un crescendo precipitoso, Trump ha compattato secondo la sua personale strategia geopolitica -sostenuto da Israele e a seconda delle convenienze dalla Russia – tutte le crisi del mondo che secondo lui si stanno collegando per minacciare la supremazia degli USA e la sicurezza geopolitica, tecnologica ed energetica globale. Così sono entrati nel mirino oltre ad alcuni Paesi del centro e sud America anche il “Grande Nord” (Canada, Groenlandia, Baltico),il Medio e Estremo Oriente e soprattutto l’Iran per la sua famosa capacità nucleare e il potente arsenale atomico. Tutto per fermare l’espansione della Cina in marcia con i suoi alleati. Per questo Trump ha sentito la necessità di muoversi contemporaneamente su più fronti, anche nell’Artico dove la crisi climatica con lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe aprire varchi nel “passaggio a Nord Ovest” alle forze navali e missilistiche cinesi. Secondo alcuni analisti, infatti, la mancata soluzione del conflitto russo-ucraino gli fa comodo perché oltre ai motivi strategici complica l’avanzata della rivale a cui Trump cerca di sottrarre l’aiuto dell’infida Russia prospettando a Mosca le grandi occasioni che in cambio le verrebbero avanzando nell’UE.

All’osservatore attento quindi le alternanti blandizie e minacce del Presidente americano non si riducono alla semplicistica lettura economica di potersi impadronire delle ricchissime risorse energetiche e minerarie perché l’altro obiettivo è arrivare a controllare anche gli spazi territoriali da cui potrebbero partire minacce alla sicurezza americana. Per Trump, lo storico quadro geopolitico è ormai obsoleto e il “tour de force” delle proposte euro-ucraine è solo perdita di tempo. Non a caso, una delle sue prime mosse è stata liberarsi dei pesi inutili ai suoi progetti, scaricando sulla Nato e soprattutto sull’Unione Europea la responsabilità della propria sicurezza: «Dopo anni che hanno approfittato della nostra protezione siano loro a vedersela con la Russia». Nella sua mente, il futuro è ormai altrove, nell’Indo Pacifico, in Medio Oriente, in Africa, nell’America centro-meridionale dove sono concentrate grandi risorse minerarie e demografiche e dove si sta sviluppando la grande sfida con la Cina per la supremazia mondiale e pericolosamente sta anche crescendo l’influenza dell’India. Per questo sta cercando di portare sotto la supervisione diretta o indiretta di Washington quanto sta avvenendo in quelle regioni del mondo: sia per tagliare la strada all’espansione delle nuove grandi potenze protettrici dell’Iran dotata dell’arma atomica sia per complicare quella di altri attori che uno a uno si stanno aggregando nei Brics, l’Alleanza tra le economie emergenti che vorrebbe riformare a proprio vantaggio la governance strategica mondiale. Anche perché alcuni di questi Paesi, sia pure arretrati, dispongono sul loro territorio di risorse minerarie fondamentali per le tecnologie del futuro. Per questo, vuoi per ambizione personale vuoi per interessi strategici, con le consuete mosse fragorose e spiazzanti, Trump oggi è impegnato ad aggiornare il suo consueto curriculum di minacce per bloccare in anticipo le ambizioni di chiunque intralci il suo progetto e nello stesso tempo per consolidare la sua posizione nell’approssimarsi delle elezioni “midterm di novembre” a cui è appeso il suo secondo mandato.

* Political and socio-economic analyst

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