Fondazione Marisa Bellisario

EUROPA, CRESCITA E PERSONA: LE SFIDE DEL NOSTRO TEMPO

di Letizia Moratti*

Il progetto europeo ha rappresentato una delle più grandi costruzioni politiche della storia contemporanea. Oltre settant’anni di pace nel nostro continente, sistemi avanzati di welfare, accesso diffuso a sanità e istruzione, valorizzazione della cultura e del capitale umano.

Oggi questo equilibrio appare più fragile. Non perché i conflitti siano una novità, ma perché sono tornati vicini ai nostri confini e si inseriscono in uno scenario globale segnato da competizione geopolitica, trasformazioni tecnologiche e nuove vulnerabilità economiche.

In questo contesto, l’Europa sembra esitante nel riconoscere il proprio ruolo e il proprio potenziale. Eppure dispone di risorse straordinarie: un mercato di dimensioni uniche, una tradizione industriale e scientifica consolidata, un patrimonio sociale che resta un riferimento internazionale.

La domanda centrale diventa allora: come tornare protagonisti?

La risposta passa da una parola che negli ultimi anni è stata talvolta considerata quasi con diffidenza: crescita.

La crescita non è un obiettivo astratto, ma lo strumento attraverso cui si ampliano le opportunità individuali. Una crescita sostenuta e inclusiva genera più occupazione, salari più alti e maggiori possibilità di accesso a istruzione, formazione e innovazione. Allarga lo spazio delle scelte, consentendo a ciascuno di costruire il proprio percorso di vita con maggiore libertà e autonomia.

Allo stesso tempo, rafforza la capacità dei sistemi pubblici di finanziare servizi essenziali come sanità, welfare, ricerca e politiche sociali. Il risultato è una migliore qualità della vita e una maggiore coesione sociale.

Una crescita orientata all’innovazione e alla sostenibilità è ciò che permette all’Europa di affrontare le grandi transizioni del nostro tempo, quella climatica e quella digitale, senza trasformarle in fattori di frattura sociale o industriale. Al contrario, è ciò che consente di governarle, facendo sì che il cambiamento diventi opportunità e non perdita.

Questo è il punto decisive. Non si tratta di scegliere, ma di riconoscere che la transizione è possibile solo dentro un quadro di crescita. Quando la base economica è solida, il cambiamento può essere accompagnato, investendo su tecnologie, formazione e riconversione produttiva. Quando invece manca crescita, la transizione rischia di tradursi in chiusure industriali, perdita di competitività e disuguaglianze territoriali.

Per questo la crescita non è un effetto collaterale delle politiche europee, ma la condizione che le rende possibili. È ciò che consente di finanziare la transizione energetica, rafforzare la difesa comune, sviluppare le industrie dell’era digitale e sostenere società sempre più longeve.

Da qui il mio lavoro in Europa, per superare un approccio che ha spesso messo al centro gli strumenti e non le persone, fatto di molti divieti e pochi incentivi.

È il caso del divieto di vendita di auto a combustione dal 2035. Se l’elettrificazione rappresenta il futuro, la trasformazione delle filiere non avviene dall’oggi al domani. Una transizione mal calibrata rischia di produrre costi sociali rilevanti: nel 2024 si sono già persi circa 100.000 posti di lavoro nel settore e altri 400.000 sono potenzialmente a rischio.

Per questo abbiamo chiesto e ottenuto la revisione su cui stiamo lavorando, che mantenga l’ambizione climatica ma tuteli l’occupazione e accompagni l’innovazione, favorendo la ricerca e lo sviluppo di veicoli a zero emissioni prodotti in Europa, anche attraverso carburanti alternativi.

Allo stesso tempo, dobbiamo intervenire sul costo dell’energia e sul peso della fiscalità ambientale, che in alcuni casi incide fino al 20% sulle bollette di famiglie e imprese. Ciò si traduce in una transizione che mette meno tasse sul carbonio e più incentivi a chi riduce le emissioni.

Occorre inoltre rafforzare la fiducia nel mercato unico, che resta il nostro strumento più potente non solo per la prosperità, ma anche per la capacità di influenza strategica. Con 450 milioni di cittadini e un mercato da 18.000 miliardi di euro, l’Europa ha un grande potenziale per definire standard globali. Ma con le trasformazioni tecnologiche, la pressione della transizione climatica e la crescente competizione geopolitica, non è più sufficiente limitarsi a preservarlo. Il mercato unico europeo deve essere completato e ripensato alla luce delle sfide del presente, includendo l’energia e i capitali.

Serve anche una maggiore fiducia nell’innovazione, ascoltando davvero i settori produttivi e le loro esigenze. La chimica e la farmaceutica sono pronte a innovare, ma non possono farlo se l’autorizzazione di una nuova sostanza richiede tempi e costi eccessivi, o se la regolamentazione clinica ostacola l’arruolamento dei pazienti nelle sperimentazioni.

Per questo sto lavorando alla revisione di questi oneri, introducendo sistemi premiali per l’innovazione nel regolamento sulla registrazione delle sostanze chimiche, di cui sono responsabile per il mio gruppo politico in Europa, e a nuovi strumenti come il Biotech Act farmaceutico, con l’obiettivo di scardinare e riformare il percorso che porta dall’idea di un nuovo farmaco alla sua disponibilità per i pazienti.

Ma oltre alle riforme, serve un impegno più forte dell’Europa, un impegno che prevede maggiori responsabilità. Mario Draghi ha proposto un piano radicale di investimenti, pari a circa 1.200 miliardi di euro l’anno, per rilanciare la crescita economica europea, superando stime precedenti già ambiziose da 800 miliardi.

Serve anche un meccanismo europeo di sostegno agli investimenti e ai debiti sovrani, che consenta agli Stati membri di beneficiare della credibilità dell’Europa per accedere a finanziamenti a condizioni più favorevoli. Lo abbiamo fatto durante la crisi del Covid con il PNRR, lo stiamo facendo oggi per la difesa con SAFE. È il momento di compiere un passo ulteriore: credere davvero nell’Europa e costruire un nuovo modello di crescita comune.

*Presidente Consulta Nazionale di Forza Italia, Europarlamentare Ppe

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