Fondazione Marisa Bellisario

ELEZIONI USA: UOMO CONSERVATORE BATTE DONNA PROGRESSISTA

di Valeria Ferrero* e Valeria Gangemi**

Per chi hanno votato gli Stati Uniti? Esaminando i dati forniti in modo dettagliato dalla CNN Politics emerge che gli USA hanno votato per sè stessi, come ogni altro Paese democratico e come spesso avviene in ogni altro continente.

Le classi medie che hanno perso potere d’acquisto, in particolare tra chi ha redditi sotto i 50k $, le donne, che cercano aiuti nel sistema statale e che purtroppo, associano la leadership all’uomo forte, l’uomo che ha sempre risolto le cose dimostrando di possedere un concetto di democrazia che coincide con l’uomo solo al comando.

Il giorno post votazione ci siamo alzate con la stessa attesa di una bambina che aspetta Babbo Natale. Ci aspettavamo, o meglio, speravamo, che potesse essere una “Lei” a guidare quella che è ancora la più grande, potente, innovativa, propulsiva economia del mondo. Speravamo di poter vedere crescere in quattro anni un nuovo modello culturale e di conseguenza, di leadership e organizzativo, un nuovo tono nel dialogo con altri paesi e con altri popoli, qualità fondamentale soprattutto tra guerre e disequilibri devastanti. Speravamo in una nuova strada verso il consolidamento di nuovi diritti.

Speravamo che, visto che siamo sempre numericamente in maggioranza, una campagna politica costruita in parte su nostri diritti – che sappiano essere acquisiti ma sempre in bilico e sotto attacco – il voto delle Donne per una Donna avrebbe fatto la differenza, un faro visto che parliamo di una grande democrazia.

Accantonata la delusione, guardiamo come sempre avanti. E lo facciamo considerando che, anni fa, sarebbe stato impensabile vedere una Donna “no wasp” in corsa per la presidenza americana, esattamente come sarebbe stato impensabile pensare di avere una “Lei” Primo  Ministro in Italia.

Poi però per noi è successo.

C’è sicuramente una profonda crisi esistenziale nel partito Democratico americano che rispecchia un problema riscontrabile anche in Italia. Non riesce più a parlare alla sua base perché chi la rappresenta non viene dalla base. Il ceto medio, operaio, che più di altri vive la crisi economica trova paradossalmente nel Presidente Trump un paladino dei propri valori e diritti. Sono persone che vogliono parlare di salario, di soldi, che hanno paura degli immigrati irregolari e sono profondamente indifferenti ai temi difesi dalle stelle della musica e del cinema, per quanto note.

Ha vinto un’accoppiata pericolosa. Il miliardario dell’economia reale con il miliardario del virtuale che guardano all’autonomia e alla crescita degli Stati Uniti, che poco si preoccupano del dialogo con l’ Europa e con il resto del Mondo e che hanno un concetto del controllo della democrazia.

Ha vinto un modello di impresa basata esclusivamente sul profitto, lontana dal concetto di buona impresa che affianca alla logica del profitto quella del valore sociale.

La Vice Presidente era sicuramente debole perché ha subito una nomina arrivata tardi e priva di una sana competizione e probabilmente la “leadership” democratica che conta in Parlamento non l’ha veramente sostenuta.

Prendiamo  il fallimento di Kamala Harris cosí come quella di Hillary Clinton come una lezione da non ripetere e continuiamo nel dialogo, lavoriamo alla transizione, continuiamo a tirarci su le maniche e andiamo avanti.

Consapevoli del fatto che il percorso è lungo ma che non si può tornare indietro.

Stay engaged!!!

*Head of ESG Strategy | **HR Director Inviato da iPhone

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