Lo scrive Linda Laura Sabbadini oggi su La Stampa: le differenze di genere diminuiscono (per un aggravarsi della condizione maschile più che per un miglioramento di quella femminile) ma nel contempo aumentano le differenze tra donne. Una questione che abbiamo sempre segnalato, una piaga che da sempre affligge il nostro Paese e che la crisi ha acuito. Perché è davvero inaccettabile che il divario tra le donne del Sud e quelle del Nord sia così profondo e che niente sia riuscito negli anni a scalfirlo.
Nel 2008, per esempio, le giovani occupate tra i 25 e 34 anni erano il 73,7% del totale delle donne al Nord, la metà (37,7%) al Sud. Salendo di età (35-44), stessa storia: 76% le occupate al Nord contro il 41,5% del Mezzogiorno.

Con la nuova crisi, questo divario, a prima vista, sembra ridursi, ma al ribasso per tutte. La crisi si scarica più sulle donne del Nord, le giovani perdono 10 punti percentuali di tasso di occupazione al Nord, 3 al Sud: il divario diminuisce anche qui al ribasso, nella sostanza rimane grave.
Il basso tasso di occupazione femminile al Sud è spiegato anche da un livello d’istruzione che al Sud rimane più basso e preclude l’acecsso al mondo del lavoro. l fatto che in questa zona del Paese un basso livello di istruzione, al massimo la licenza media inferiore, praticamente preclude alle donne l’accesso al mercato del lavoro. Le laureate meridionali, infatti, sono le uniche che arrivano al 60% di tasso di occupazione, più vicino a quello delle donne del Nord (oltre il 70%). In soldoni, differenze tra diverse aree del Paese si sommano e intrecciano a differenze sociali in un mix che risulta letale per tutto il Mezzogiorno. Dove tra l’altro, non ci capisce se la mancanza di un welfare pubblico e privato sia una conseguenza o una causa della scarsa occupazione femminile. Ovvero: le donne non lavorano e dunque gli asili nido scarseggiano perché non se ne sente il bisogno oppure a fronte di una mancata offferta di sevizi per l’infanzia molte donne sono costrette a rinunciare al lavoro???
Agli studiosi l’ardua sentenza…a noi invece resta l’amara, amarissima, fotografia di una condizione femminile al Sud sconfortante e il cui peggioramento sembra inarrestabile.