Fondazione Marisa Bellisario

OLIMPIADI A CORTINA: VINCE L’OTTIMISMO DELLA VOLONTÀ

di Enrica Giorgetti*

Una testimonianza non solo da spettatrice dei giochi olimpici ma da persona che trascorre molto tempo a Cortina da anni, apprezzandone soprattutto la quiete e le sue uniche montagne nelle cosiddette stagioni (relativamente) morte.

Durante i mesi che hanno preceduto i Giochi Olimpici, ho visto cantieri che sembrava non potessero chiudersi mai, strade interrotte o invase da camion di materiali e betoniere che schermavano il paesaggio, ho assistito a discussioni dei residenti sull’opportunità di questo “sconquasso“. Insomma, una Cortina sottosopra per prepararsi all’ evento che avrebbe portato l’Italia sulle vetrine di tutto il mondo.

Molti avevano scommesso che Cortina, la “Signora delle Dolomiti”, non avrebbe fatto in tempo a cambiarsi d’abito.

Eppure ce l’ha fatta! Ci hanno creduto gli ampezzani, l’amministrazione comunale, il Governo, la Regione, il CONI e la federazione degli sport invernali, il grande volontariato, tutte le imprese che vi hanno lavorato.

La vecchia elegante Signora ha dunque indossato le divise delle diverse discipline sportive e le giacche multicolori dei sostenitori e dei familiari delle atlete e degli atleti.

Camminando per il centro, ci si chiede dove siano finite le turiste in Corso Italia affondate in pellicce che non vanno più di moda in città, camuffate sotto stravaganti cappelli, accompagnate da cani delle razze più rare.

La metamorfosi dell’ambiente è stata davvero stupefacente. Cortina è diventata rapidamente internazional-popolare valorizzando la propria stessa comunità autoctona e dimostrando che finché avrà una solida dimensione sportiva non diventerà mai la Dubai della neve.

La città pullulava di gruppi di giovani, in una babele di lingue, che portavano sorridenti i vessilli dei loro Paesi e salutandosi tra loro con vociare discreto si muovevano dalla prima mattina fino a tarda sera per raggiungere lo Stadio del ghiaccio, le fermate dei bus per le gare di discesa, la nuova strabiliante pista del bob.

L’assistenza di volontari, soprattutto donne di tutte le età, aumentava l’emozione e faceva riflettere su quanto ciascuno di noi potrebbe fare di più, in tante cose della vita,

Insomma si respirava entusiasmo, positività, voglia di sana competizione che vorremmo rimanesse per sempre in quella cornice unica che solo la conca ampezzana offre. Una appassionante evoluzione della città che si fonda sulla sua tradizione risvegliata.

È stata una sfida vinta innanzitutto dalla comunità e insieme il palcoscenico che ha rappresentato il “capolavoro umano” di alcune nostre atlete per la capacità e la volontà di partecipare e di vincere. Nonostante storie personali complicate.

Nello sport rischi, cadi e ti rialzi. Ma lo sport è la metafora della vita.

Dunque le storie di alcune di queste campionesse ci inducono a riflettere sulla capacità di resilienza delle donne che include coraggio, impegno testardo, fatica straordinaria e tanto ottimismo. Bisogna credere a sé stesse per provarci. Sempre. Nella vita, nel lavoro come nello sport.

Cito alcuni esempi olimpici (peraltro ampiamente riportati dalle cronache) che dovremmo sempre ricordare quando ci troviamo in difficoltà e ci scoraggiamo nelle tante esperienze della vita di tutti i giorni.

Lisa Vittozzi ha portato il primo oro d’Italia nella disciplina del biathlon avendo avuto un infortunio alla schiena che l’ha bloccata per tutta la recente stagione. Ebbene, si rimette in pista e con determinazione vince.

Michela Moioli, nonostante una brutta caduta con trauma al viso durante un allenamento, non rinuncia. Anzi, conquista una medaglia nello snowboard cross.

La pattinatrice Lollobrigida, che non è più una ragazzina, ha vinto due medaglie coniugando maternità e allenamenti.

Anche Lindsey Vonn, che non aveva niente da dimostrare perché era già un mito, ci ha riprovato. Ha tentato un’altra sfida pagando un prezzo elevato.

Donne che non mollano…

Lascio la mitica Brignone per ultima perché solo un anno fa non si sapeva neppure se sarebbe tornata a camminare. Ha conquistato 2 ori! La sfida che ha affrontato era quasi impossibile. Forse, se fosse stata più facile, non sarebbe stata motivata così tanto.

Insomma le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 non hanno rappresentato solo uno spettacolo e un motivo di orgoglio per l’Italia. Sono state un esempio, uno stimolo, soprattutto per i giovani a non mollare mai. A credere in sé stessi e negli obiettivi che si vogliono realizzare. Sono state un monito a non smettere mai di sognare e di progettare.

Ci vuole talora un po’ di coraggio, sempre tanta fatica. Ma senza la volontà e una buona dose di ottimismo, è inutile provare. La città di Cortina e le donne che ha avuto il privilegio di ospitare ci lasciano questa lezione di vita.

Care amiche, avanti tutta!

*già Direttore Generale Confindustria

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