Fondazione Marisa Bellisario

LE MADRI COSTITUENTI E L’ARTICOLO 37: UN PATTO ANCORA DA MANTENERE?

di Marcella Loporchio*

Il 2 giugno 1946 l’Italia cambiava volto. Per la prima volta, le donne non solo andavano a votare, ma venivano elette. Su 556 deputati dell’Assemblea Costituente, fecero il loro ingresso 21 donne [1]. Voci diverse per estrazione e cultura, ma unite da una visione comune.

Tra i frutti più preziosi del loro lavoro c’è l’Articolo 37 della Costituzione, che recita testualmente: «La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione» [2].

Leggendo queste parole oggi, proviamo un misto di gratitudine e frustrazione. A quasi ottant’anni di distanza da quel testo lungimirante, ci troviamo a fare i conti con un paradosso amaro: abbiamo i diritti formali scolpiti nella legge, ma ci manca la giustizia sostanziale. L’Articolo 37 appare oggi come un cantiere aperto.

I numeri che smentiscono la carta

L’Articolo 37 promette “stesse retribuzioni”, ma la realtà ci restituisce una narrazione diversa. Secondo i dati INPS 2026, il tasso di occupazione femminile si attesta al 53,7%, contro il 71,2% maschile [3]. È uno dei divari più elevati in Europa. Ma non è solo questione di accesso; è questione di valore riconosciuto. Il divario retributivo supera i 25 punti percentuali a svantaggio delle donne, e se guardiamo al reddito medio complessivo, le donne percepiscono appena il 56,7% di quello maschile [4]. Questo significa che, a parità di fatica e competenza, il valore economico del nostro tempo è considerato inferiore.

Questo squilibrio si trascina per tutta la vita, esplodendo al momento della pensione, dove il divario raggiunge circa il 30% [3]. Viviamo una cittadinanza economica a metà, che tradisce lo spirito delle madri costituenti.

Il cortocircuito della “funzione familiare”

La seconda parte dell’Articolo 37 tocca un nervo scoperto: condizioni di lavoro che devono “consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare”. Nel 1947, questa frase era uno scudo di protezione. Oggi, se letta senza l’aggiornamento culturale necessario, rischia di trasformarsi in una gabbia. Perché la cura della famiglia continua a pesare quasi esclusivamente sulle spalle femminili?

Di fronte a questi numeri, è facile cadere nella retorica del “serve tempo”. Ma il tempo lo abbiamo già avuto. Il Global Gender Gap Report ci ricorda che serviranno oltre cent’anni per raggiungere la parità globale [5].

Il problema è profondamente economico. La parità non è una concessione, ma una scelta strategica. Un Paese che tiene in panchina quasi metà della sua forza lavoro potenziale, e che nel Mezzogiorno vede l’occupazione femminile scendere sotto il 40% [4], rinuncia deliberatamente a crescere.

L’Articolo 3 impegna la Repubblica a “rimuovere gli ostacoli” che limitano l’uguaglianza [2]. Attenzione: rimuovere, non constatarne l’esistenza. Non possiamo parlare di indipendenza senza affrontare il nodo delle infrastrutture sociali: i servizi per l’infanzia e le agevolazioni per l’assunzione non sono “temi da donne”, ma pilastri per un’economia moderna [4]. Senza autonomia economica, i diritti restano belle parole su carta intestata.

Il rispetto e la consapevolezza

Le Madri Costituenti ci hanno consegnato uno strumento formidabile. Oggi il nostro compito non è più scrivere la Costituzione, ma farla vivere.

Serve consapevolezza del nostro valore. Serve smettere di accettare compromessi al ribasso, riappropriandoci della nostra educazione finanziaria. Ma serve anche esigere rispetto da parte delle istituzioni e delle organizzazioni. Un rispetto che si misura in busta paga, in percorsi di carriera trasparenti, in un’organizzazione del lavoro che non ci costringa a scegliere tra professione e vita privata.

L’Articolo 37 non è un reperto storico, ma un patto sociale in attesa di essere onorato. Le 21 donne della Costituente hanno gettato le fondamenta. Ora tocca a noi pretendere che la casa venga finita, smettendo di accontentarci di abitare nel cantiere.

*Specialista in Sviluppo Organizzativo e Parità di Genere

Riferimenti

[1] Camera dei Deputati, Le 21 donne della Costituente.
[2] Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 3 e Art. 37.
[3] INPS,Rendiconto di genere 2025(febbraio 2026).
[4] UN Women Italy,Lo stato dei diritti delle donne in Italia(marzo 2026).
[5] World Economic Forum,Global Gender Gap Report 2025.

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