di Carla Ruocco*
Quando si parla di autonomia finanziaria e indipendenza economica di un individuo, spesso si fa, a giusta ragione, riferimento alla sua capacità di produrre un reddito personale derivante da una propria attività lavorativa. Questa considerazione, che trae ispirazione, tra l’altro, dai principi fondamentali della nostra Costituzione, è corretta sul piano etico quanto incompleta sotto il profilo pratico. Infatti, come in un bilancio aziendale, il conto economico, se non accompagnato, quanto meno, dallo stato patrimoniale, non risulta sufficiente a chiarire lo stato di salute di un’azienda, parimenti, nel bilancio personale di ognuno di noi, alla nostra capacità di produrre reddito deve accompagnarsi un’attenzione alla gestione patrimoniale e finanziaria dei nostri risparmi. Ma, per gestire bene ciò che faticosamente risparmiamo, dobbiamo avere una conoscenza finanziaria di base che, consentendoci di tenere i nostri beni al riparo da ‘gestioni inconsapevolmente improprie’ o imprevedibili turbolenze di mercato, garantisca, al contrario, che il denaro serva al nostro effettivo benessere presente e futuro, preservando il nostro livello di autonomia anche quando il reddito, con l’avanzare degli anni, tende a decrementarsi. Una sorta di ammortizzatore personale di tutte quelle che sono le vicende della nostra vita.
In questa prospettiva, si può comprendere facilmente quanto sia importante, per il bene del Paese e per una corretta politica perequativa, garantire un buon grado di conoscenza finanziaria a tutti i cittadini, soprattutto a quelli che possano trovarsi in situazioni di particolare fragilità. Nel caso delle donne, per esempio, queste situazioni possono venire a crearsi perché devono affrontare sfide importanti nelle diverse fasi della vita, che includono una maggiore aspettativa di vita rispetto agli uomini, una minore disponibilità di reddito e interruzioni di carriera causate dalla necessità di dedicarsi all’educazione dei figli. In mancanza di competenze finanziarie adeguate, quindi, le donne rischiano di avere difficoltà finanziarie anche dopo il pensionamento, a meno che non pianifichino adeguatamente il futuro.
Altro punto molto rilevante, da tenere in considerazione, è che, nell’ipotesi di una cultura finanziaria più debole, si è assai più esposti a raggiri, ricatti e violenze economiche.
Ogni giorno, purtroppo, la cronaca ci consegna l’orrore di delitti a carico di donne che si sono trovate deboli all’interno di un contesto familiare o affettivo. Non è questa la sede per poter affrontare in modo esauriente questa dolorosissima e delicatissima piaga. Ciò che, però, qui giova ricordare è che esistono molti tipi di violenza, larvate o prodromiche a quella fisica. Una di queste, è la violenza economica, che si scatena quando il carnefice incute soggezione o disistima nell’affrontare la gestione delle finanze di una casa o quelle personali. Da qui si può innescare una pericolosa spirale, in cui la parte debole è costretta a soggiacere davanti a soprusi, col timore di restare in serie difficoltà economiche. Da questa situazione ad arrivare a tollerare violenza anche fisica, senza possibilità di denunciarla, il passo è brevissimo. Capirete benissimo quanto sia importante, quindi, scongiurare questo pericolo. Per questo, sono da monitorare i risultati di ricerche, come, ad esempio, il rapporto diffuso dall’OCSE nel dicembre 2023, che colloca il nostro paese tra gli ultimi posti nell’alfabetizzazione finanziaria, vedendo le donne, in termini di conoscenza, sensibilmente indietro agli uomini o, anche l’Edufin Endex 2024 che ci dice che il gender gap resta stabile rispetto al 2023, con 5 punti di divario (le donne ottengono una media di 53 punti, contro i 59 degli uomini), contribuendo a ostacolare l’indipendenza femminile.
Eppure, a fronte di questo, spesso sono proprio le donne che, all’interno del nucleo familiare, hanno una naturale propensione al risparmio e alla corretta e preziosa gestione delle spese quotidiane per la famiglia e per i figli. Prorpio quella rilevante attività che, in seno ad una azienda viene definita ‘controllo di gestione’ e, talvolta (non sempre, per fortuna), quando svolta da una donna all’interno di un nucleo familiare, viene confinata a faccenda marginale e irrisoria a fronte della quale non riconoscere alcuna iniziativa di investimento.
Cultura finanziaria, significa al contrario, consapevolezza del proprio ruolo, in tutte le sue sfaccettature. Colmare tutti i divari, quindi, contribuisce a una crescita sana ed equilibrata dei ruoli sociali e allo sviluppo di preziose sinergie per la costruzione di un futuro più equo e sostenibile. E, ancora una volta, per questa sfida, le donne dimostrano di avere tutte le potenzialità per essere, più che mai, protagoniste.
*Dirigente del Ministero dell’Economia e delle Finanze
