di Eleonora Marinelli*
Le truffe ai danni degli anziani rappresentano oggi una delle forme più insidiose di violenza economica e psicologica nel nostro Paese. Un fenomeno in crescita, silenzioso e spesso sottostimato, che colpisce in modo particolare le persone più fragili, con una marcata incidenza tra le donne anziane e nei territori del Sud Italia.
Secondo i dati più recenti del Rapporto Eurispes e del Ministero dell’Interno le vittime di truffe over 65 sono salite in maniera esponenziale negli ultimi due anni. Complessivamente, quasi 3 truffe su 10 in Italia coinvolgono anziani.
Continuano a crescere anche le truffe online e parallelamente, oltre 40.000 persone sono state denunciate per tentativi di raggiro agli anziani.
Un dato particolarmente allarmante riguarda la riuscita dei raggiri: circa il 50% delle truffe va a buon fine, mentre meno della metà delle vittime denuncia l’accaduto.
La dimensione di genere è centrale. Se nelle fasce più giovani di anziani (65-75 anni) prevalgono le vittime maschili, oltre gli 80 anni le donne risultano le più colpite.
Le ragioni sono molteplici:
- maggiore longevità femminile e quindi maggiore esposizione al rischio;
- più alta incidenza di solitudine e isolamento sociale;
- minore familiarità con strumenti digitali e finanziari.
Tuttavia, è importante superare uno stereotipo diffuso: le vittime non sono soltanto persone fragili o con basso livello di istruzione. Sempre più spesso, infatti, anche donne anziane acculturate, con un buon livello di istruzione e una vita professionale alle spalle, cadono vittime di truffe.
Questo accade perché i raggiri contemporanei non si basano sull’ignoranza, ma su sofisticate tecniche di manipolazione psicologica:
- creazione di urgenza (un incidente, un familiare in difficoltà);
- simulazione di autorità (finti avvocati, forze dell’ordine, funzionari bancari);
- sfruttamento dell’empatia e del senso di responsabilità.
Anche persone abituate a gestire informazioni complesse possono essere colte impreparate di fronte a situazioni emotivamente stressanti e costruite ad arte.
Le aree del Sud Italia mostrano una vulnerabilità strutturale maggiore, legata a fattori socio-economici e demografici:
- maggiore incidenza di popolazione anziana sola;
- minore accesso a servizi di supporto e prevenzione;
- più basso livello di alfabetizzazione digitale.
Dati locali confermano il fenomeno: in diverse regioni meridionali si registrano centinaia di casi ogni anno, con una diffusione significativa anche nelle grandi città. A livello nazionale, tra le aree più colpite figurano Campania, Puglia e Lazio.
Le modalità di raggiro si evolvono rapidamente, ma alcune restano prevalenti:
- telefoniche, spesso con finti familiari o operatori;
- visite a domicilio di falsi tecnici o forze dell’ordine;
- richieste di denaro per emergenze inesistenti;
- truffe online e phishing, in forte crescita.
Queste strategie si basano su manipolazione psicologica, urgenza e fiducia, elementi che rendono gli anziani, soprattutto se soli, particolarmente esposti, indipendentemente dal livello culturale.
Le conseguenze delle truffe non sono solo finanziarie. Le vittime sperimentano spesso:
- perdita di fiducia negli altri;
- isolamento sociale;
- senso di colpa e vergogna.
Per le donne anziane, in particolare, il danno può essere amplificato da una maggiore interiorizzazione della responsabilità, che porta a non denunciare.
Il contrasto alle truffe agli anziani richiede un approccio sistemico:
- informazione e formazione, rivolte a tutte le fasce culturali;
- rafforzamento delle reti familiari e di prossimità;
- campagne mirate nel Mezzogiorno;
- educazione digitale inclusiva, che non dia per scontate competenze anche tra persone istruite.
In questo contesto, il ruolo delle istituzioni, del terzo settore e delle organizzazioni come la Fondazione Marisa Bellisario è cruciale per promuovere una cultura della sicurezza e dell’autonomia, con particolare attenzione alle donne più fragili, ma senza sottovalutare i rischi che riguardano anche quelle più istruite.
Le truffe agli anziani non sono solo un problema di sicurezza, ma una questione sociale e culturale che interroga il nostro modello di inclusione. Proteggere le donne anziane, soprattutto nel Sud, significa difendere dignità, autonomia e coesione sociale.
E significa anche riconoscere che nessuno è completamente immune: la consapevolezza, più che il titolo di studio, è oggi la vera forma di difesa.
Un impegno che richiede informazione, prevenzione e una rete solidale capace di non lasciare indietro nessuno.
* Delegazione Puglia della Fondazione Marisa Bellisario
