di Rita Lofano*
Mi tremavano le gambe. Non mi era mai successo, eppure da cronista, corrispondente negli Stati Uniti e ora direttore dell’AGI, mi è capitato spesso di trovarmi in contesti importanti. Continuo a guardarla questa Mela d’Oro, sento la grandezza di Lella Golfo, la donna che ha creato il Premio Bellisario e che da 37 anni ne è la linfa.
Per me non è il riconoscimento di un singolo, è un tributo corale al quale io partecipo insieme a donne dal talento incredibile. Mi viene in mente la frase di Bruce Chatwin, grande scrittore-viaggiatore: “Che ci faccio qui?”. Ascolto le parole del Presidente Sergio Mattarella seduta a fianco di Claudia Gerini, che dire, icona pop, attrice, regista e produttrice, sa fare tutto bene; al centro Roberta Metsola, presidente del parlamento europeo, figura di spicco dei Popolari e figlia di una piccola isola del Mediterraneo, Malta; brillano gli occhi di Daria Perrotta, Ragioniera Generale dello Stato, la custode del Tesoro; è movimento e trasporto la vita di Laura Bertulessi, Ceo di Italtrans; è autorevolezza e risparmio la storia di Maria Luisa Gota, amministratore delegato di Eurizon; che energia quella di Suor Anna Monia Alfieri (vale un esercito di uomini), concretezza e solidarietà sono la firma di Arianna Alessi, vicepresidente di OTB Foundation, sguardo sul futuro le altre giovani premiate.
“Se siamo qui qualcosa di buono avremo fatto”, ci siamo dette mentre aspettavamo di essere ricevute al Quirinale. Nessuno se lo aspettava davvero. Mattarella stringe la mano a tutte, ha il sorriso di chi crede nell’occasione. Al fianco del capo dello Stato, un servitore delle istituzioni un uomo di cultura, un grande direttore di giornali come Gianni Letta. Si vola altissimi e in fondo è un planare naturale, come un aliante, tra le biografie, le storie di successo di donne che per fare la differenza hanno anche conosciuto la caduta, l’errore, la capacità di rialzarsi, ricominciare e vincere. In fondo questo premio celebra la “self made woman”, mito letterario declinato al maschile da Daniel Defoe, e scoperto in Italia quando Marisa Bellisario dimostrò a tutti di saper guidare, comandare, fare grande impresa. In un mondo tutto di uomini manager, è stata la pioniera.
In una Nazione dove per la prima volta c’è una presidente del Consiglio donna e una leader dell’opposizione donna, il premio Bellisario assume un’importanza ancora più grande. Ci sono ottimi esempi dall’alto, ma è dal basso che si alimentano le rivoluzioni. Credo che il più importante insegnamento di questa occasione, la riflessione del Presidente della Repubblica, sia quello della nostra responsabilità nei confronti di tutte le altre donne e degli uomini, soprattutto quelli che non conoscono né la parità, né la dignità del confronto. Nel mio mestiere tutto questo coincide con il concetto di verità ed equilibrio, perché nel lavoro quotidiano in redazione, se manca il punto di vista di una donna, è molto probabile che manchi un pezzo chiave della storia che raccontiamo.
Ci sono molte donne che cercano di imitare gli uomini: nel linguaggio, nello stile, nell’abbigliamento, nel decisionismo fine a sé stesso. È un grande errore, se non sei te stessa e non usi il tuo radar per captare e anticipare i segnali della contemporaneità, il fallimento è dietro l’angolo. Il punto, molto maschile, che invece dovremmo emulare, è il senso di squadra. Ecco, al Tempio di Venere, durante la cerimonia di consegna del premio, tra applausi, glamour e flash, quella sensazione di destino comune, di sorellanza nel lavoro, nello studio, nel successo che si misura con il sacrificio, era presente in noi tutte. Che squadra!
*Direttore AGI Agenzia Giornalistica Italia
