Fondazione Marisa Bellisario

LA RESPONSABILITÀ DI ESSERCI

di Filomena Greco*

In questi giorni, di fronte a eventi drammatici come un’alluvione o la rottura di un argine, ma anche in occasione di momenti di festa come un carnevale o una celebrazione cittadina, mi sono trovata a pensare al significato della presenza.

La presenza è qualcosa di importante. È un segno. È un modo per dire: “Ci sono”. Eppure, a volte, mi domando se oggi l’esserci non rischi di coincidere troppo facilmente con il mostrarsi. Se la testimonianza di una foto o di un video finisca per diventare quasi più necessaria della partecipazione stessa.

Viviamo in un tempo in cui tutto viene condiviso, raccontato, documentato. È comprensibile. Fa parte della nostra epoca. Ma il dolore di una comunità, così come la sua gioia, hanno una dimensione più profonda, che non sempre può essere restituita da un’immagine.

C’è una differenza sottile tra l’essere presenti e il farsi vedere. Non è sempre evidente, non è sempre facile da cogliere. È una differenza che riguarda l’intenzione, il tempo dedicato, il lavoro che continua quando l’attenzione si sposta altrove.

Mi viene in mente ciò che accade quando una famiglia vive un lutto. C’è chi si ferma, entra in silenzio, resta dall’inizio alla fine. E c’è chi si presenta solo al termine, si mette in fila per il saluto, stringe una mano per dire: “Io c’ero”.

Forse vale anche per la vita pubblica.

Anch’io, nel mio incarico di consigliere regionale della Calabria, mi pongo questa domanda. La vera vicinanza ha bisogno di essere continuamente esibita? La responsabilità si misura nelle immagini condivise o nelle soluzioni costruite, spesso lontano dai riflettori?

E allora mi pongo un’altra domanda. Se un amministratore si prende cura seriamente dei problemi, lavora con discrezione, studia, ascolta, interviene… ma non pubblica una foto, non realizza un video, non costruisce un racconto visibile di ciò che fa, è sufficiente? O oggi la cura deve necessariamente essere accompagnata dalla comunicazione? È diventato indispensabile trasformare ogni gesto in contenuto, ogni presenza in consenso, ogni azione in visibilità?

Non è semplice liquidare la comunicazione come qualcosa di superfluo. Informare è doveroso. Rendere conto è parte integrante della responsabilità pubblica. Ma esiste una differenza tra informare e promuovere, tra raccontare e mettere in scena.

Forse la vera questione è proprio questa: quale dovrebbe essere la giusta comunicazione per chi ricopre un ruolo istituzionale? Quanto spazio deve occupare l’immagine rispetto alla sostanza? E quando la comunicazione smette di essere strumento e diventa fine?

Non è una critica, ma una domanda che mi pongo. In un tempo in cui tutto è visibile, cosa resta della sostanza? E cosa significa davvero partecipare alla vita di una comunità, nel dolore come nella gioia?

Sono interrogativi che meritano silenzio prima ancora che risposte. E forse anche un confronto sincero.

Per quanto mi riguarda, continuerò a interrogarmi su questo equilibrio, cercando di mettere al centro il lavoro, la responsabilità e la sostanza. Perché credo che la presenza, prima di essere visibile, debba essere vera.

*Consigliere Regione Calabria

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