Fondazione Marisa Bellisario

IL GENDER EQUALITY INDEX 2025: LO STATO DEI PROGRESSI DELL’UNIONE EUROPEA SULLA PARITÀ DI GENERE

di Loredana Conidi* e Marlinda Gianfrate**

L’European Institute for Gender Equality (l’agenzia europea per la parità di genere) ha pubblicato il Gender Equality Index 2025, lo strumento di riferimento dell’Unione Europea per monitorare i progressi compiuti nell’ambito della parità di genere. Introdotto nel 2013, l’Indice è un fondamentale strumento di benchmarking, in grado di orientare il dibattito pubblico sulla parità di genere e orientare le decisioni politiche sia in ambito comunitario sia nei singoli Stati Membri. È riconosciuto come il principale parametro di riferimento per la fissazione della Strategia europea quinquennale per l’uguaglianza di genere.

La versione aggiornata per il 2025, integra nuove fonti di dati ed è basata su 27 indicatori, che monitorano 6 aree chiave: lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute, a cui si affiancano due aree trasversali: la violenza contro le donne e le disuguaglianze intersezionali, che analizzano l’interazione tra genere e altri fattori sociali.

Aggregando i dati provenienti dalle aree chiave, l’Indice riassume la natura complessa e multidimensionale della parità di genere, evidenziando sia le persistenti disparità sia la loro evoluzione nel tempo. Gli indicatori utilizzati nell’Indice provengono da fonti statistiche di alta qualità armonizzate a livello europeo. La peculiarità dell’Indice è rappresentata dall’uso di indicatori di risultato, che riflettono lo status, le esperienze e i risultati raggiunti dagli individui in vari ambiti della vita. Tale approccio si differenzia dagli indicatori di input e di processo, che misurano principalmente le risorse allocate. Concentrandosi sui risultati, l’Indice consente di cogliere gli effetti finali delle dinamiche sia politiche sia sociali.

Il quadro generale europeo

Il punteggio medio europeo è pari a 63,4 su 100 e, mantenendo l’attuale ritmo di crescita, saranno necessari almeno 50 anni per raggiungere la parità. Le differenze tra gli Stati Membri sono ampie, sia in termini di livelli attuali sia di ritmo di miglioramento, e nessuno Stato è vicino all’obiettivo.

I trends nell’UE evidenziano in quale misura gli Stati Membri stiano convergendo verso l’obiettivo comune della piena parità di genere. L’analisi dell’Indice mostra che nel 2025, in media, l’UE ha compiuto progressi costanti, accompagnati da una riduzione delle disparità tra gli Stati Membri. Nel complesso, i punteggi hanno evidenziato una tendenza generale al rialzo.

Tra le sei aree il punteggio relativo all’ambito del potere, pari a 40,5, evidenzia che le disuguaglianze nel processo decisionale rappresentano il principale ostacolo alla parità di genere, nonostante negli ultimi 10 anni siano stati compiuti i progressi più significativi rispetto a qualsiasi altro ambito. Il punteggio più alto si registra nell’area della salute (86,2).

I dati mostrano quanto le politiche di genere continuino a incidere sulla vita quotidiana delle cittadine e dei cittadini, influenzando scelte e opportunità. Ampio spazio è dedicato anche ai dati relativi all’incidenza degli stereotipi di genere, che modellano aspettative sociali e comportamenti. Il risultato di norme che associano la leadership agli uomini e la cura alle donne limitano le scelte di carriera, consolidano la segregazione professionale e scoraggiano gli uomini dall’intraprendere professioni legate alla cura dei figli.

Il contesto italiano

L’Italia è al dodicesimo posto nella classifica, con un punteggio pari a 61,9 su100. Pur restando sotto la media UE, è lo Stato che ha compiuto i progressi complessivi più significativi dal 2010.

L’area con il divario di genere più contenuto è la salute, con un punteggio pari a 89,3. L’area critica resta invece il lavoro, in termini di partecipazione al mercato, di segregazione occupazionale e di conciliazione tra lavoro e responsabilità di cura. Il miglioramento costante si registra nell’ambito dell’area del potere, grazie soprattutto all’aumento del numero di donne nei ruoli decisionali nelle imprese e nelle istituzioni, risultato anche di normative specifiche come la Legge Golfo-Mosca sulla composizione dei CdA delle società quotate.

Le politiche attuate in Italia hanno sicuramente avuto un impatto positivo, ma occorrono continuità e interventi strutturali, in grado di potenziare i servizi di cura, favorire la conciliazione lavoro- famiglia, e sostenere anche un cambiamento culturale.

In conclusione, il Gender Equality Index è uno strumento autorevole per esaminare e confrontare come le disuguaglianze influenzino la vita di uomini e donne sul lavoro, nella famiglia e nella vita pubblica, e per promuovere politiche più eque a livello europeo. Colmare i divari di genere rappresenta non solo un obiettivo di equità ma anche un fattore chiave per rafforzare la competitività e la coesione sociale nell’UE.

*Equity Partner, Gatti Pavesi Bianchi Ludovici

**Of Counsel, Gatti Pavesi Bianchi Ludovici

 

 

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