di Rita Lofano*
Un’operazione della Delta Force americana ha messo un punto sulla storia: oggi Nicolas Maduro è in un carcere degli Stati Uniti e in Venezuela le speranze si sono riaccese. Non ancora libertà ma non più rassegnazione. Siamo in una terra di mezzo, la transizione è difficile, irregolare, piena di zone d’ombra. Eppure qualcosa si è rimesso in moto. La liberazione di alcuni detenuti nelle carceri venezuelane— compresi gli italiani, a partire da Alberto Trentini — è stata uno dei primi segnali di questo nuovo tempo sospeso tra passato e futuro. Un risultato arrivato non con proclami, ma attraverso una silenziosa operazione diplomatica, con l’Italia capace di muoversi sotto traccia mentre i riflettori sono puntati altrove.
Ma il fulcro di questa fase non è Roma bensì Washington. È Donald Trump a dettare l’agenda: con il ritorno della dottrina Monroe (o Dan-roe) segna il perimetro, mira a riequilibrare l’influenza dell’OPEC come cartello dominante dei prezzi del petrolio, a scollegare Caracas dalla Russia e dalla Cina (di cui l’Iran è l’alleato mediorientale).
Dentro questo nuovo ordine emergono due figure femminili, Delcy Rodriguez, delfina del chavismo e ora presidente a interim del Venezuela, e Maria Corina Machado, leader dell’opposizione e Premio Nobel per la Pace, il cui protagonismo è stato (per ora) ridimensionato dalla strategia statunitense.
Rodríguez governa il presente immediato. È la continuità che si fa transizione. Forte dell’appoggio formale della Corte Suprema e di settori militari, Rodriguez si muove su due tavoli, trattando con Washington senza riconoscerne un commissariamento aperto, e negoziando internamente con le varie anime del potere bolivariano.
Machado è il simbolo di una rottura liberale e occidentale, la voce che non accetta compromessi. Machado governa il tempo lungo, quello delle promesse che devono ancora tradursi in potere reale. Il suo consenso è forte nella società civile e nella diaspora, ma deve fare i conti con apparati ancora intatti, con forze armate guardinghe e con una comunità internazionale che, Trump in testa, privilegia la stabilità. Il Venezuela resta sospeso tra ciò che gli Stati Uniti hanno reso possibile, ciò che Rodríguez controlla e ciò che Machado rappresenta.
La storia è in fieri ma il paese non è fermo. Si muove con i prigionieri liberati, gli ostaggi tornati a casa, con la promessa di proventi del petrolio che dovranno servire a creare pace, prosperità in Venezuela.
*Direttore AGI Agenzia Giornalistica Italia
