di Francesca Pucci*
C’è una bambina che vuole giocare a calcio.
Non sognare uno stadio, non diventare famosa, non vincere un campionato.
Solo giocare.
Come fanno i suoi coetanei maschi ogni pomeriggio, con una porta, un pallone, qualche urlo di troppo e l’idea, bellissima, che il mondo si possa conquistare a suon di dribbling.
Ma se sei una bambina, anche il solo desiderio di giocare può diventare una questione. Un’eccezione.
Ed è proprio da qui che parte Marta vuole giocare, il cortometraggio di Matteo Quarta vincitore del Giffoni Film Festival 2025 nella sezione Elements +10 – con tanto di Lete Special Award – e patrocinato, tra gli altri, dalla Fondazione Marisa Bellisario.
Un racconto che in appena quindici minuti riesce a mettere in campo (letteralmente) tutte le sfumature di un’ingiustizia culturale ancora troppo presente: l’idea che alcuni sport e alcuni ruoli non siano “adatti” a una bambina.
Che la competizione sia un fatto maschile. Che la tecnica, la forza, l’intuito siano appannaggio di chi ha più storia alle spalle.
Ma le storie si cambiano raccontandole.
E Marta, in questo senso, è simbolo e possibilità. Perché parla non solo alle bambine, ma al contesto: famiglie, allenatori, compagni, dirigenti.
A chi può dire “sì”, o quantomeno “proviamo”.
A chi può smettere di sorridere con condiscendenza e iniziare a guardare con rispetto.
Il divario esiste (ancora)
La distanza tra calcio maschile e femminile non è solo una questione di visibilità.
È una questione di numeri: secondo la FIGC, una calciatrice italiana guadagna in media oltre 30 volte meno rispetto a un collega uomo di pari categoria.
È una questione di presenza: meno del 5% degli allenatori professionisti in Europa sono donne.
È una questione di cultura: se chiedessimo oggi in una scuola elementare quante bambine vorrebbero diventare calciatrici, probabilmente ci sentiremmo rispondere “non posso, non so”, più che “non voglio”.
E allora parliamone.
Non solo nei consigli federali o nelle riunioni tra sponsor.
Parliamone nelle scuole, nei campi, nei salotti, nei palazzetti e nei palinsesti.
Parliamone nei luoghi dove si formano desideri e possibilità.
Perché le bambine che vogliono fare goal esistono.
E sono più di quante crediamo.
Serve solo lasciare aperto il campo.
Una storia che mette in movimento
Marta vuole giocare è una produzione CMA Creative Management Association, Halibut Film e Movi Production, realizzato con il sostegno di OPES Italia e promosso da BerylliumGroup, patrocinato dal Settore Calcio Femminile dell’Associazione Italiana Calciatori.
Il patrocinio della Fondazione Marisa Bellisario non è solo un riconoscimento. È un segno, una presa di posizione.
Perché la parità di genere si costruisce anche così: con immagini, parole, simboli che sappiano andare oltre la cronaca e seminare cambiamento.
E forse, in un futuro nemmeno troppo lontano, Marta sarà solo una delle tante.
Non un’eccezione. Ma una delle tante bambine che giocano. E basta.
*Consulente per la comunicazione e le relazioni istituzionali
