Fondazione Marisa Bellisario

SE VINCERÀ IL SI, DIVENTEREMO UN PAESE CIVILE

di Simonetta Matone*

Sono stata magistrato per 41 anni e ritengo di poter esprimere sul referendum un parere ragionato e non viziato da logiche di appartenenza politica o correntismo.

Se vincerà il SI, diventeremo un Paese civile, dove accusa e difesa si fronteggeranno ad armi pari. La fondamentale riforma del 1988 del passaggio dal rito inquisitorio a quello accusatorio fu una riforma incompleta, perché mancava un tassello fondamentale: la separazione delle carriere. Giuliano Vassalli, grande e giurista, ex Ministro della Giustizia e padre della riforma, attribuiva il fallimento allo strapotere dei magistrati. Giovanni Falcone, in una intervista a la Repubblica, si esprimeva platealmente per la necessità della separazione e lo ribadiva in interviste radiofoniche.

Il livello di controinformazione sul tema è stato tale che è partita una controffensiva “negazionista”, nonostante le prove documentali del contrario.

Il primo cardine della riforma è la separazione delle carriere giudice – pubblico ministero. Accesso con concorsi distinti al fine di garantire piena parità ad accusa e difesa. Questo comporterà la creazione di due Consigli Superiori distinti, uno per i pubblici ministeri, e uno per i giudici. Lo scandalo Palamara, con la successiva pubblicazione del libro scritto con Alessandro Sallusti, ha avuto un effetto deflagrante sulla opinione pubblica, squarciando il velo sul reale modo di funzionamento del Csm per avanzamenti di carriera, trasferimenti e procedimenti disciplinari. Nulla di legato al merito, alla operosità e all’efficienza, ma un indegno baratto gestito dalle correnti.

Cosa temono i magistrati: non certo la separazione delle carriere, ma lo smantellamento del sistema di potere creato dalle correnti, attraverso il sorteggio dei componenti. Sorteggio che, se vince il SI, avverrà tra tutti i magistrati italiani che andranno per due terzi a comporre i due CSM. Ai fieri oppositori del sorteggio chiedo: perché il sorteggio va bene per la composizione delle Corti di Accusa di primo e secondo grado, con giudici estratti a sorte dai comuni cittadini e che possono infliggere l’ergastolo e non va bene per la composizione del Csm? Perché è possibile costituire col sorteggio tra i magistrati togati il Tribunale dei Ministri che può mettere in stato di accusa il Presidente del Consiglio ed i Ministri del Governo, senza che nessuno sollevi obiezioni?

Il caso peraltro regola sempre i procedimenti penali con il sistema dei p.m. di turno. L’incardinarsi dei procedimenti penali segue per la scelta del p.m. il caso, perché non puoi “sceglierti” il tuo giudice.

Peraltro, il sorteggio avverrà tra i soggetti che hanno superato un concorso durissimo e selettivo.

I nuovi due Csm gestiranno trasferimenti e progressioni in carriera liberi da accordi di corrente, che finora hanno regnato sovrani.

Stesso discorso per l’Alta Corte Disciplinare al quale accederanno magistrati con 20 anni di anzianità. La paventata sottoposizione del p.m. al potere esecutivo è una vera fake news, sciaguratamente usata dalla ANM nelle sue campagne di disinformazione. La domanda è semplice: in quale articolo è scritto? Viceversa, la nuova formulazione dell’articolo 104 della Costituzione pone sullo stesso piano giudice e pubblico ministero, affermandone in maniera netta ed inequivocabile l’indipendenza di entrambi.

Se vincerà il SI, noi restituiremo ai cittadini italiani un sistema giustizia a cui guardare con fiducia, orgogliosi di essere italiani.

*Deputata della Repubblica Italiana

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