Fondazione Marisa Bellisario

QUANDO IL DIBATTITO ESCLUDE LE DONNE: NUMERI, CAUSE E SOLUZIONI CONTRO I MANEL

di Laura Morelli*

Un dibattito sull’aborto portato avanti da soli uomini in una trasmissione della TV pubblica; conferenze, eventi, dibattiti pubblici sui temi più variegati a cui partecipano solo, o quasi, esclusivamente uomini, sempre che si escluda l’unica “quota” rappresentativa delle donne, la moderatrice. Il fenomeno dei “manels”, ovvero panel di soli uomini, è ancora particolarmente diffuso, soprattutto in ambito economico, politico e accademico.

Lo scorso anno, su oltre 5.000 eventi analizzati da 53 organizzazioni, uno studio (“La parità non è un’opinione. No Women No Panel: i dati, l’analisi, le policy”, 2025, a cura di Arianna Voto) è emerso un forte sbilanciamento di genere: solo il 40% degli eventi ha avuto panel bilanciati tra uomini e donne mentre il 16% degli eventi ha visto panel totalmente omogenei, cioè composti esclusivamente da uomini (20,3%) o – più raramente – esclusivamente da donne (7,9%).

In questo contesto, le associazioni EquALL, #nonsitornaindietro e Fondamenta, con il supporto di Semia – Fondo delle Donne, hanno presentato lo scorso lunedi 24 novembre il Manifesto Menomanels e le Linee Guida per riconoscere e contrastare i manels, nonché per costruire panel rappresentativi e qualitativi.

Perché è importante

I manels non solo un’anomalia statistica ma trovano radice in diseguaglianze di ordine strutturale, culturale e sociale. Dietro la persistenza dei manels si cela innanzitutto una struttura di potere che resta fondamentalmente diseguale. Secondo un’indagine SDA Bocconi su oltre 5.000 ruoli apicali, le donne executive in Italia rappresentano solo il 18%, contro una media europea ben più alta. Mancano poi i modelli e reti sociali che allevino la donna dal carico familiare, mentre la segregazione occupazionale e il soffitto di cristallo continuano a confinare le donne fuori dai circuiti decisionali. L’assenza di donne, e quindi di diversità, non è solo ingiusta ma priva il dibattito di una pluralità di punti di vista, riducendo la qualità e la rappresentatività della discussione pubblica.

Manifesto Menomanels: per una rappresentanza reale

In questo contesto, Il Manifesto Menomanels lancia un appello invitano organizzatori, speaker e pubblico a esercitare una responsabilità attiva per contrastare il fenomeno dei menomales. Sottoscrivere il Manifesto significa impegnarsi a rendere i panel rappresentativi dell’effettiva pluralità della società e del mercato, inserire la parità come criterio di progettazione, dalla fase di ideazione all’invito degli speaker. Un impegno etico, ma anche pragmatico, che mira a smantellare le narrazioni parziali e a costruire ambienti inclusivi, capaci di interpretare la complessità del contemporaneo.

Speaker e pubblico sono chiamati a fare la loro parte: chi viene invitato può chiedere trasparenza su criteri e composizione del panel, suggerire altri nomi qualificati e, se necessario, ritirare la propria partecipazione. Chi assiste, invece, può segnalare e denunciare la mancanza di diversità, contribuendo a far emergere best practice e nuove sensibilità. La forza del cambiamento risiede nella collaborazione e nella pressione dal basso.​

Strumenti anti-manel

Menomanels non si limita all’appello. Il Manuale di autodifesa offre schede, casi concreti e risposte ai pretesti più diffusi: “le donne non ci sono”, “siamo in pochi di sesso diverso”, “non abbiamo tempo per cercare”, smontando ogni alibi e aprendo spazi per l’innovazione sociale. Il bollino Fair Panel, infine, rappresenta il riconoscimento pubblico per chi sottoscrive il Manifesto e applica le Linee Guida. Un segnale chiaro di impegno per la diversità di genere. Restituire alle donne la piena visibilità nei luoghi in cui si discute, si decide e si innova significa non solo garantire giustizia ed equità, ma anche arricchire la qualità stessa del dibattito pubblico e delle scelte collettive. Sostenere panel plurali non è più solo una battaglia di rappresentanza: è il presupposto per una società in cui le differenze generano valore, innovazione e futuro condiviso.

*Giornalista FundsPeople

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